Campione per sempre: Buonocore compie 47 anni

Ha segnato un'epoca, dopo Ravenna e Cosenza, soprattutto a Messina

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(165 articoli pubblicati)
Buonocore

Anno Domini 1971, nasceva a Ischia Enrico BuonocoreChi è costui? Qualcuno legittimamente può porre questa domanda, ma se lo chiedi non solo sull'isola campana, ma soprattutto in riva allo Stretto, tutti sapranno risponderti. In un'epoca in cui il calcio italiano produceva talenti a tutto spiano, il "poeta di Ischia" ha rappresentato per le squadre in cui ha militato una sorta di idolo assoluto, una sorta di icona da venerare sempre.

Giocatore che ha solo sfiorato la serie A, poche presenze a Venezia, ma che aveva tutto per non sfigurare, anzi, in massima serie. I tifosi del Messina strabuzzarono gli occhi quando in un freddo Dicembre di fine anni 90, videro arrivare in maglia giallorossa, proprio dalla laguna veneta, questo folletto piccolo e pieni di talento. Un colpaccio firmato dal compianto presidente dell'epoca Emanuele Aliotta, che porto il dieci alla corte di mister Cuochi.

Il Messina era in C2, era primo con alle costole un Foggia coriaceo, l'arrivo di Buonocore diede una spallata all'intero torneo.

Immarcabile e tecnico, imprevedibile e inconsueto, mai banale, il numero dieci di quel Messina fece innamorare una città intera. Le sue giocate valevano spesso il prezzo del biglietto. E fu C1, in carrozza con quattro giornate d'anticipo.

L'anno dopo arrivò Beruatto, l'inizio non fu dei migliori, ma il gruppo monolitico di giocatori che componevano quella rosa capeggiato da Buonocore decise di far saltare il tecnico. Arrivò Florimbi, anti personaggio, uomo serio e di buon senso. Il dieci di Ischia iniziò a portare sulle spalle quel blocco indimenticabile di uomini e alla fine, dopo un drammatico play off col Catania ("dovremmo giocare a Tokio " disse Enrico), arrivò una serie B meritata. Sembrava tutto perso dopo Avellino, ma dalla gara di ritorno con l'Ascoli, in cui Buonocore realizzo una rete fantastica, il fantasista portò di peso i giallorossi nella cadetteria.

Erano anni indimenticabili ed esaltanti. In serie B il giocatore isolano continuò, con Arrigoni allenatore, a dare spettacolo. L'apoteosi arrivò nel derby col Palermo, una rete alla Maradona con finta impossibile che spiazzò tutta la retroguardia rosanero. Poi un brutto infortunio rovinò la favola, il Messina precipitò in classifica ma quel gruppo di ferro si riuscì a salvare. L'addio di Buonocore fu un trauma per i tifosi messinesi.

Enrico era puro amore, era quella luce che ti indica la via, era la poesia fatta di rime non comuni. Un amore ricambiato dall'allenatore, adesso, di Ischia. Due anni fa, insieme all'amico di sempre Sasà Marra, per pichi mesi guidò una  barca che affondava senza dirigenti, stipendi e giocatori. Per amore, solo per amore. E certi amori, a distanza di tempo, non di dimenticano.

Quando ripenso a quell'epoca felice mi ricordo sempre l'emozione bel vederlo entrare per il riscaldamento. Il suo trotterellare e girarsi in modo imprevedibile. E l'amarezza sale quando penso a quel che vedo oggi in quel campo di miracoli sportivi che era il "Celeste": il nulla più assoluto! Ma questa è un'altra storia. Grazie Enrico. Onore a te. Bello sapere che hai dedicato qualcuno dei tuoi 47 anni alla squadra che amo. E tu sei stato parte integrante di questa infinita storia d'amore.

Auguri!

Reggina Calcio v ACR Messina - Lega Pro
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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