Cristiano Ronaldo: dopo il mondiale possibile ritorno allo United?

Oggi più che mai, per CR7, tornare ai Red devils rappresenterebbe la sfida più affascinante.

di Giacomo Carlesso
Giacomo Carlesso
(11 articoli pubblicati)

Nonostante il rigore sbagliato contro l'Iran, Cristiano Ronaldo si è dimostrato decisivo nel trascinare il suo Portogallo agli ottavi di finale del mondiale russo in corso d'opera. I match disputati contro Spagna e Marocco (nei quali realizzando 4 goal è arrivato ad 85, togliendo al leggendario Puskas, lo scettro di giocatore europeo più prolifico in una Nazionale),  si sono rivelati l'ennesima occasione, sfruttata brillantemente da CR7, per sfoggiare tutte le sue abilità: tecniche, mentali e di leadership. Un repertorio infinito, il quale momentaneamente sta distogliendo le attenzioni dalle scelte di mercato future che l'asso di Funchal si troverà ad affrontare assieme al suo entourage.  

Nell'eventualità di un possibile addio al Real Madrid (concretizzando le parole pronunciate dal pallone d'oro nella notte di Kiev, dopo aver vinto la quinta Champions della sua carriera), le destinazioni più probabili sembrano essere il Paris Saint-Germain e il Manchester United. La prima alla ricerca di una compiutezza in campo europeo, fino ad ora mai raggiunta; mentre la seconda intenta a riscattarsi in Premier dopo cinque stagioni  di vacche magre (un solo piazzamento tra le prime tre, il secondo posto raggiunto lo scorso anno) talvolta magrissime.

Non me ne vogliano i tifosi parigini, ma l'unica maglia, che a mio modo di vedere, potrebbe indossare il campione portoghese nella prossima annata, oltra alla camiseta blanca, è quella dei Red Devils. L'impressione è che il PSG si sia rivelato, nel tempo, un ambiente inadatto a far fiorire la moltitudine di talenti che ha in squadra: potenziali diamanti come Verratti, Rabiot, Pastore (di recente passato alla Roma) o Thiago Silva negli anni parigini non hanno mai raggiunto la raffinatezza prefigurata al momento del loro approdo. Le colpe di tale inespressione di qualità non risiede esclusivamente nella scarsa competitività della Ligue 1 (per altro vinta dal Monaco due stagioni fa) ma piuttosto nella mancata capacità degli allenatori che si sono susseguiti nell'amalgamare (cosa faticosa per chiunque )  tecnicamente e caratterialmente le personalità, talvolta ingombranti, presenti nella rosa (vedi i recenti dissidi fra Emery e Neymar). Difficilmente quindi, Ronaldo potrebbe trovare al Parco dei Principi un clima adatto ad accettare il suo inserimento e la sua leadership. 

D'altro canto lo United necessiterebbe proprio di una figura trainante in campo come quella del portoghese, vista la giovane età di molti suoi talenti (vedi Rashford) e l'inadeguatezza a tale ruolo dimostrata da giocatori come Pogba e Lukaku, entrambi comunque venticinquenni, ma più adatti (assieme a Sanchez) alla parte di secondi violini. 

A Manchester Cristiano ritroverebbe Mourinho, suo allenatore per tre stagioni al Real. È risaputo che il rapporto tra i due non sia fra i più idilliaci, ciò nonostante, dopo il match con la Spagna, lo Special One ha lanciato parole al miele al suo connazionale definendolo "un'intelligenza specifica per il calcio". Già a gennaio, comunque, l'allenatore lusitano aveva espresso apprezzamenti per il pallone d'oro in carica. 

In sei stagioni allo United, Ronaldo ha disputato 292 incontri realizzando 118 goal (91 nelle ultime tre), vincendo tre Premier League e una Coppa dei Campioni (oltre che ad una FA cup, a 2 coppe di lega, 2 Community Shield e una Coppa del mondo per club).  

Manchester è la sua casa: è lì che ad appena 18 anni il suo mentore, Sir Alex, gli diede la 7 (Cristiano preferiva la 28, indossata allo Sporting) e il conseguente macigno di responsabilità che lo portarono a trasformarsi da un' imberbe ala funambolica ad un campione immenso; ed infine è tra i fili d'erba di Old Trafford che prese forma una leggenda che ha ancora molto da raccontare.   

La fonte dell'articolo è l'autore Giacomo Carlesso

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