Calcio italiano: il Rinascimento è arrivato

Dalla finale europea di Manchester del 2003, tra Juve e Milan, all’arrivo della stella Ronaldo passando per Calciopoli: il calcio italiano in versione Revenant

di Antonino Aloi
Antonino Aloi
(19 articoli pubblicati)
SPAL v US Sassuolo - Serie A

Gli ultimi risultati europei delle “big” italiane registrano segnali assolutamente rassicuranti per l’intero movimento calcistico nostrano. La Serie A ritorna a ruggire e non solo infatti punta, in termini di ranking, ad agganciare in classifica campionati come la Premier League inglese in termini di punteggio ma anche di bel gioco. È fuori dubbio infatti che Juventus, Napoli e Inter stiano offrendo in Champions spettacoli dall’alto valore tecnico-tattico anche grazie all’approdo di giocatori del calibro di Cristiano Ronaldo che mettono in risalto un appeal ritrovato per la nostra Serie A. Le due finali bianconere di Berlino e Cardiff hanno sicuramente aiutato a rilanciare un calcio che da tempo non viveva emozioni forti. Il merito è sicuramente rintracciabile nel lavoro dirigenziale delle nostre società fatto di lungimiranza e progettazione a lungo termine, che ha sicuramente portato a rilanciare un intero movimento sportivo. La Juve gioca un calcio maturo, consapevole e a tratti estasiante, così come il ritorno di grandi allenatori come Ancelotti che hanno ridato prospetti sicuramente più “europei” ad un Napoli già frizzante e divertente. Da non tralasciare come anche l’Inter di Spalletti si affaccia da nuova outsider al cospetto di un girone valutato forse troppo frettolosamente a priori come insormontabile. Un po’ indietro Lazio e Roma che comunque, sopratutto quest’ultima, capace di far sognare i tifosi con una semifinale di Champions lo scorso anno piena di rimpianti. Il merito non va rintracciato esclusivamente nella bravura delle dirigenze italiane di muovere le fila di un mercato sempre più entusiasmante ed altisonante, ma anche e sopratutto nell’acume tecnico dei nostri settori tecnici capace di imporre un calcio attento ma non più additato  come catenaccio e botte da orbi, le italiane sanno anche colpire di fioretto.

DA BERLINO 2006 A EURO2020 PASSANDO PER CALCIOPOLI

Dalla magica notte del luglio 2006, in cui l’Italia sedeva sul tetto del mondo, al baratro di calciopoli sono passati ben dodici anni, non moltissimo. Le  vicende che hanno investito il nostro calcio hanno indubbiamente frenato l’accelerazione sportiva che doveva nascere dalla vittoria di un mondiale, le inchieste giudiziarie ma sopratutto l’incapacita di progettare e di ripartire da un risultato così prestigioso, hanno definitivamente tagliato la testa ad un calcio sicuramente avaro di talento, o almeno avaro di potenzialità per farlo emergere. Al colpo di coda interista con la vittoria della finale di Madrid del 2010 non è seguito nessun miglioramento generale, fino alla triste esclusione dal mondiale di Russia 2018. Eppure la Serie A sta dominando in Champions e attira sempre più investitori e sponsor, coiadiuvato da un ritrovato smalto giovane della nostra Nazionale. Proprio la Nazionale è un punto di partenza imprescindibile per un movimento rinascimentale che vede nella Nazionale un punto fermo di stabilità e di progettazione giovanile. Mancini è e sarà responsabile di una fucina di giovani talenti che ricominciano a rimpolpare le nostre fila, con l’imperativo di non disperdere quanto di buono non si vedeva da anni. Euro 2020 è un obiettivo sensibile, è un banco di prova per i nostri giovani talenti per non rimpiangere più Del Piero & C. vivendo nel passato.

CON I GIOVANI E PER I GIOVANI

Ogni movimento sportivo ha le sue basi più solide ben radicate nel diktat di far crescere, nelle migliori condizioni possibili, i propri giovani. Nonostante un rilancio del nostro movimento, la Serie A, stenta ad affidarsi ai giovani all’interno delle big provocando un deficit di esperienza tra noi e altre fucine calcistiche come la Masia del Barcellona. Sarebbe importante quindi dare maggiore responsabilità a giovani che comunque dimostrano il piglio giusto e ampi margini di miglioramento. Cutrone, Bernardeschi, Chiesa e Barella, troppi pochi forse ma preziosi un patrimonio da proteggere per assicurarsi un roseo avvenire.

Fonte: l'autore Antonino Aloi

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