L’ultimo Tango di Javier Mascherano

Il centrocampista argentino ha da poco detto addio al calcio giocato

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(137 articoli pubblicati)
San Lorenzo v Estudiantes - Superliga 20

Carlos Gardel amava ripetere che "non basta avere la voce più melodiosa per intonare un tango. Bisogna anche sentirlo. Bisogna viverne lo spirito".

Applicando tutto questo al calcio e in particolare al calcio argentino (insieme al Tango altra grande passione popolare a quelle latitudini) si può arrivare a paragonare Javier Mascherano a un grandissimo interprete del calcio, come metafora di un ballo stracolmo di pathos e di vita.

Mascherano che nei giorni scorsi ha annunciato il proprio ritiro dal calcio giocato (dopo aver trascorso gli ultimi mesi indossando la divisa dell'Estudiantes) ha spesso condiviso il palcoscenico con grandi "voci soliste" a cominciare da Leo Messi e Iniesta passando per Steven Gerrard e Xavi solo per citare alcuni nomi. Tra tutti questi interpreti dotati di talento immenso Mascherano è stato colui che ha saputo "sporcare" di sudore e passione le partite di calcio come fossero un Tango in cui si mescolavano Eros e Thanatos.

Per vincere tutto o quasi tutto ciò che c'era in palio da vincere è evidente che il talento da solo non può bastare.

In quella "gioiosa macchina da guerra" che è stato il Barcellona di Pep Guardiola il centrocampista argentino ha agito da generale in capo (e in campo) in grado di guidare le truppe d'assalto. Non a caso il soprannome di gioco di Mascherano era "Jefecito" ossia "il Capo". 

Per essere leader fuori e dentro al terreno di gioco le parole da sole non servono a molto in quanto conta maggiormente il tanto lavoro quotidiano molte volte delle quali silenzioso.

A centrocampo prima e in difesa poi Mascherano è finito per essere l'emblema di un calcio essenziale e senza fronzoli fondamentale proprio perché poi fossero gli altri ad aggiungere il tocco elegante e spettacolare.

Puntare all'essenza delle cose è sempre più una scelta controcorrente che alza il livello e nulla toglie a chi segue tale strada.

I Mondiali del 2014 in Brasile rappresentano senza ombra di dubbio la più grande delusione per la "generazione di fenomeni" argentina arrivata a un soffio dall'alzare la Coppa del Mondo vinta invece dalla Germania e ciò vale pure per il centrocampista ex Liverpool in quanto in quella competizione è stato titolare fisso della nazionale albiceleste.

Argentina (River Plate), Brasile (Corinthians), Inghilterra (West Ham e Liverpool), Spagna (Barcellona), Cina (Hebei) e di nuovo Argentina (Estudiantes) hanno rappresentato le tappe del personale giro del mondo del Jefecito consentendogli di vincere trofei ovunque.

Nella celebre canzone del 1963 "Don't think twice it's alright" Bob Dylan canta "addio è una parola troppo grossa così ti dirò solo arrivederci" e forse è proprio questo il saluto migliore che possiamo fare a una figura importante per il calcio come è stata quella di Javier Mascherano.

Barcelona v Real Madrid - Super Cup
Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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