La squadra condannata per le prestazioni della Nazionale Sovietica

Dalle 5 vittorie in 6 anni all'esclusione dalla Prima Divisione Sovietica, la strana storia del CDSA di Mosca

di Ermanno Ceruetto
Ermanno Ceruetto
(15 articoli pubblicati)
URSS-Jugoslavia

E' il 1947, e dopo una sconfitta in una tournee in Cecoslovacchia i Sovietici, per paura di riportare sconfitte in campo internazionale che potessero sminuire la forza della Nazione in piena guerra fredda, decisero di ritirare la squadra da ogni competizione ufficiale.

Nel 1952 l'URSS faceva la prima apparizione internazionale, al ritorno in partite ufficiali, durante le Olimpiadi  di Helsinki. Nelle fila sovietiche giocavano ben 5 giocatori del CDSA (attuale CSKA Mosca) squadra più rappresentativa del paese e vincitrice del campionato russo per 5 volte negli ultimi 6 campionati disputati dal 1946. Per questo motivo dai giocatori della squadra Moscovita ci si aspettava qualcosa in più degli altri. Il torneo prevedeva un turno preliminare di qualificazione per determinare le 9 squadre che avrebbero potuto accedere agli ottavi.

Al primo turno i sovietici se la videro con la Bulgaria. La partita fu molto combattuta e non bastarono 90' per sancire un vincitore che arrivò solo nei tempi supplementari, in cui la Bulgaria si portò sorprendentemente in vantaggio con Kolev al 95', a cui risposero i due gol sovietici prima con l'attaccante del CDSA Bobrov al 100' e successivamente con Trofimov al 104'. 

Dopo il turno preliminare il tabellone riportava URSS-Jugoslavia. In quel momento storico, URSS-Jugoslavia, non era una partita come le altre poiché rappresentava un vero e proprio crocevia tra calcio e politica internazionale, per il semplice fatto che la Jugoslavia era da poco uscita dal patto del Cominform per volere di Tito. La partita si tenne nella città di Tampere il 20 Luglio al Ratina Stadion, l'arbitro era l'inglese Edward Ellis, e gli occhi di mezza Europa ma soprattutto dei leader dei due paesi erano puntati sulla partita. L'URSS non cominciò bene e dopo il primo tempo si ritrovava sotto di 3-0, con le reti dei jugoslavi Mitic, Ognjanov e Zebec. Al rientro dagli spogliatoi la situazione non sembrava cambiata, tant'è che dopo 1' di gioco Bobek mise a segno il 4° gol jugoslavo. A Mosca si respirava già aria di sconfitta ma inaspettatamente a riaprire le danze ci pensò ancora una volta Bobrov, che mise a segno quello che sembrava il gol della bandiera, ma così non fu. Dopo il 5-1 di Zebec, i sovietici, quando tutto sembrava finito, tirarono fuori un sussulto di orgoglio che gli permise di rimettere in piedi la partita. Dapprima ci pensò Trofimov al 70', dopo si ripeté due volte Bobrov al 77' e all'87', e sullo spegnersi della partita Petrov mandò in visibilio una nazione intera, siglando quello che fu il gol del definitivo pareggio. Poiché non erano previsti i supplementari dagli ottavi in poi, la partita si sarebbe dovuta ripetere 2 giorni dopo. Il re-match cominciò molto bene per i sovietici che col solito Brorov si portarono in vantaggio al 6', ma nonostante l'ottima partenza sovietica, gli slavi tirarono fuori l'orgoglio nazionalistico, proprio come il loro generale Tito fece in guerra, pareggiando prima con Mitic e poi con un uno-due firmato Bobek e Cajkovski che chiusero le pratiche sul 3-1. 

Al ritorno in patria i giocatori e l'allenatore, oltre l'umiliazione della sconfitta e il rancore dei tifosi, dovettero subire anche delle sanzioni dagli organi della Federazione di calcio sovietica, per ordini dall'alto. Era ormai il 18 Agosto 1952, quando uscì il tanto atteso comunicato che prevedeva: l'esclusione del CDSA dalla competizione attuale, nella quale occupava la prima posizione, e per la successiva edizione; il licenziamento dell'allenatore Arkadiev, con ritiro del titolo di Onorato Maestro dello sport; e la squalifica per un anno oltre al ritiro dei titoli sportivi per Bashashkin e Krizhevsky i due centrali dello CDSA "colpevoli" di aver permesso per loro disattenzioni i gol agli jugoslavi.

Questa fu una grande macchia nel mondo dello sport di cui non tutti ne hanno memoria. Ed è quando lo sport si mischia con fini più alti che viene a crollare un mondo fatto di passione e sudore e non di conflitti e umiliazioni. 

Fonte: l'autore Ermanno Ceruetto

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