Solskjaer, Mou e l’allenatore perfetto

Lo United sembra un'altra squadra: merito di Mou che se ne è andato o dell'arrivo del nuovo tecnico?

di Cosimo Giordano
Cosimo Giordano
(1 articoli pubblicati)
Manchester United v Huddersfield Town - Premier League

L'empatia tra allenatore e calciatori nel calcio conta davvero molto, più di quanto si possa immaginare. Questi ultimi vogliono essere guidati, consigliati, confortati, talvolta coccolati. E questo è un lavoro che solo un allenatore in armonia con tutto lo spogliatoio sa svolgere. Se viene a mancare questo, il raggiungimento dell'obiettivo comune, la vittoria, è un traguardo difficile da ottenere anche se hai campioni di un certo calibro in rosa. Come il caso di José Mourinho al Manchester United. Lo Special One era partito bene, vincendo al suo primo anno la Supercoppa d'Inghilterra, la Coppa di Lega e l'Europa League. Poi qualche cosa si è spaccata, è evidente. E se un allenatore non è in grado di gestire i suoi giocatori, i problemi di rendimento arrivano presto. 

Pogba aveva addirittura pubblicato un tweet di esaltazione quando Mou ha lasciato la panchina dei Red Devils, poi velocemente rimosso. Non c'era più empatia, non c'era più un rapporto professionale su cui basarsi. E questo cambia da giocatore a giocatore, da allenatore a allenatore. In una recente intervista al portale olandese Voetbal International, Wesley Sneijder, uno degli eroi dell'Inter del Triplete, ha ricordato questo aneddoto: “All’Inter Eto’o per Mourinho giocò da ala sinistra. L’anno dopo quando arrivò Benitez che gli chiese di fare la stessa cosa, lui rispose: No, lo faccio solo per Mourinho”. Per affermare che non è assolutamente Mourinho il problema o tantomeno Benitez, ma il rapporto, quella chimica che si viene a creare da entrambe le parte. Se c'è voglia, passione, rispetto reciproco si va d'accordo, in caso contrario ci sarà sempre qualche crepa.

Il 2 gennaio 2014 Ole Gunnar Solskjaer veniva annunciato come allenatore del Cardiff City, che porterà alla retrocessione qualche mese più tardi. Il 2 gennaio di cinque anni dopo, l'ex pupillo di Sir Alex Ferguson entra nella storia del Manchester United per essere diventato il secondo allenatore, (dopo un altro Sir, Busby) a vincere quattro gare consecutive in panchina al debutto per i Red Devils. Che cosa ha Solskjaer in più dello Special One? Forse niente. Tatticamente inferiore al portoghese, psicologicamente non all'altezza di Mou e meno carismatico. Ma intanto ha cambiato in pochi giorni una squadra come lo United, con il semplice fatto di aver portato aria nuova all'interno del club. Sicuramente è arrivato con umiltà, con tanta voglia di fare e ha dialogato con attenzione con chi non aveva più voglia di giocare a pallone. Si è fatto apprezzare in poco tempo, i risultati per ora lo premiano e sta rigenerando i vari Pogba, Rashford e Lukaku, che sotto la guida di Mou sembravano scappati di casa. Adesso si vede che c'è sintonia tra il tecnico e la squadra. Sì. Ma per quanto può durare? L'allenatore perfetto non può mai rilassarsi, è meglio tenersi amici i propri giocatori e non far spegnere quella fiamma che l'entusiasmo crea all'inizio. Chissà se Solskjaer lo capirà presto, di sicuro, qualcuno di speciale adesso lo sa bene.. 

Fonte: l'autore Cosimo Giordano

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