Ronaldo: quando il talento da solo non basta per andare oltre la leggenda

Storie di paragoni improponibili alla luce del Mondiale giunto ai suoi atti finali e di protagonisti sottotono usciti tristemente dalla porta di servizio

di Antonio Salvati
Antonio Salvati
(17 articoli pubblicati)
CR7 e Messi

C'era una volta un ragazzo di 25 anni, baciato dal talento, che 32 anni fa, in Messico, prese la sua squadra per mano e la condusse alla vittoria, tra giocate mirabolanti e gol che ancora oggi sono scolpiti nella memoria di ogni amante del calcio. Aveva il numero 10 dell'Argentina sulle spalle. Inutile dire chi sia, l'avrete già capito.

C'era una volta un ragazzo di 25 anni, guarda un po' la coincidenza, che 16 anni fa, in Corea e Giappone tornò a guidare l'attacco della sua squadra, dopo mille vicissitudini legate alle sue ginocchia disastrate. Portava la maglia verde-oro numero 9 sulle spalle ed incantò (nuovamente) il mondo con la sua classe straordinaria. Esibiva una mezzaluna come capigliatura e, nemmeno in questo caso, mi dovrò dilungare per farvi capire di chi sto parlando.   

Leggende del calcio, imprese eroiche, quelle di Maradona e Ronaldo (ecco, alla fine ve l'ho detto!), espressioni di un calcio nella quale un solo individuo poteva, da solo, decidere le sorti di un'intera squadra.  Eccezioni, perle rare riservate ad un calcio che forse non tornerà mai più. 

Si, perché i nuovi fenomeni del calcio contemporaneo proprio non riescono, sebbene pregni di un talento calcistico inavvicinabile, a portare le proprie nazionali nella leggenda. Il riferimento va a Messi e Cristiano Ronaldo, il meglio che si vede da dieci anni a questa parte, due carriere per i quali successi (individuali e di club) non basterebbe un'ora intera ad elencarli tutti.

Due calciatori ai quali però, per quanto eccelsi, manca ancora la ciliegina sulla torta, che si può cogliere ogni quattro anni (leggasi Mondiale), senza la quale risulta davvero difficile, quasi improponibile almeno per me, paragonarli ai loro precursori, per fama e grandezza. Non che Messi e Cristiano Ronaldo (e molti altri calciatori di gran livello) siano diventati mediocri, ci mancherebbe, ma la loro esposizione mediatica, i loro stipendi vertiginosi e le loro sontuose giocate con le maglie dei loro club, inevitabilmente autorizzano ad avere sempre enormi aspettative su di loro, che, però, ancora oggi non trovano un adeguato corrispettivo. 

Giocatori sopravvalutati? Potrebbe darsi, se prendiamo in esame le grandissime differenze di rendimento che questi calciatori hanno tra club e nazionale. Il CR7 "portoghese" è la copia sbiadita della versione "ex-madrilena", il Messi "argentino" non è nemmeno quella, rispetto alla sua versione "azulgrana". Troppo diverse Argentina e Portogallo da Real Madrid e Barcelona ed il talento e la tecnica non bastano a sopperire a lacune di squadre non così nutrite di campionissimi. Così' come l'ego di questi calciatori rischia di essere controproducente, quando catalizza l'attenzione su di loro, oscurando completamente il resto della squadra, che diventa fardello da portare piuttosto che supporto da cui attingere risorse.

Questo mondiale ne è esempio tangibile, che ha visto man mano uscire di scena i suoi protagonisti più attesi, ingloriosamente. Tracce tangibili lasciate dai vari Messi, Cristiano e Neymar ne sono davvero poche e, laddove questi fenomeni avrebbero dovuto fare la differenza, sono invece evaporati, estraniati, scomparsi dal contesto come giocatori qualsiasi. Con tutto il rispetto di Scudetti e Champions League, ma solo chi vince il Mondiale da protagonista può aspirare a  diventare qualcosa più di una "leggenda", qualcosa a cui non riesco ad attribuire aggettivi per definire tale dimensione di grandezza.

Vincere un Mondiale da protagonista eleva, calcisticamente, ad un livello superiore . Uno "step forward" che campioni del calibro di Messi, CR7 e Neymar non riescono a compiere e che implica anche il superamento di blocchi mentali contro i quali questi, inevitabilmente, vanno a scontrarsi allo scattare di paragoni "scomodi" e troppo pesanti da gestire.  Messi come Diego? CR7 come "il Fenomeno"? Forse è troppo. Ma le occasioni per smentirci non ne sono rimaste poi tante. Resta Qatar 2022, ma sarà già forse troppo tardi. Chissà.

Fonte: l'autore Antonio Salvati

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