I Re Magi del calcio hanno portato doni indigesti alle loro nazionali

C'è chi scende dalle stelle non essendo ne re del cielo, ne del terreno di gioco: il mondiale 2018 sarà ricordato come quello dei

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(103 articoli pubblicati)
Portugal v Spain Group B - 2018 FIFA Wor

Sembra ritornato il 1974,  anno di totale rottura con il passato, con l'avvento del calcio totale olandese, meravigliosa illusione di un football in cui era il collettivo ad esaltare l'individualità e non il contrario.

Il mondiale 2018  si può paragonare  a 44 anni fa con schemi e formazioni che, nell'interesse di esaltare il blocco monolitico  (una volta lo chiamavamo catenaccio, ora non sta più bene chiamarlo così)  di cui sono composte, avrebbero voluto esaltare il singolo fuoriclasse, o giocatore rappresentativo.

Mai come  in  questo  appassionante e avvincente  mondiale russo, in cui l'assenza della nostra nazionale grida ancora vendetta vedendo il livello anche delle squadre "guida", è stata la squadra e il concetto su cui questa parola stessa è fondata, ad essere il centro di tutto.

La risultante, in virtù di quanto detto, è che per i giocatori di maggior talento è stato forse il peggior mondiale di sempre!

Basti pensare alla modestissima Russia, padrona di casa, che con una preparazione atletica di livello assoluto, che   eliminando la Croazia che si è salvata soltanto ai calci di rigore.

Una notte di San Lorenzo prematura, la Coppa del Mondo 2018, dove di stelle sono cadute a più non posso e che non potranno far esprimere, in quanto precipitate a terra fragorosamente, nessun desiderio alla loro tifoseria.

Qualcosa è cambiato? O stiamo parlando di sopravvalutazioni di giocatori normali ma non di campioni?

A guardar bene  l'unico campione vero rimasto, candidato a vincere anche il pallone d'oro, al netto di età e possibilità di squadra, è stato Luka Modric: faro, uomo squadra, condizione atletica da superman, tocchi di fino, personalità.

Altri sono naufragati per diversi motivi, e non sempre si può parlare di sopravvalutati, anzi.

Salah, con il suo modestissimo Egitto e nonostante l'infortunio della finale di  Kiev di Champions League, ha fatto due reti in due partite dimostrando però di essere un ottimo giocatore ma non un campione.

Milinkovic Savic, oggetto del desiderio della Juventus, è caduto insieme a una Serbia troppo brutta per essere vera: il giocatore ora della Lazio però rappresenta il futuro e  ha tutto quello che serve per diventare un   "top player" (termine abusato troppo spesso).

Lewandowski  stesso, stella della Polonia, ha predicato nel deserto ma ha deluso comunque. 

Quando parliamo però di Neymar, Suarez , Cavani, Messi e Iniesta sono diversi i tempi di discussione.

Intanto  Don Andres  Iniesta, è stato uno dei cinque giocatori più forti di sempre: la sua stella è tramontata per l'età, e forse a questo Mondiale non doveva nemmeno esserci (anche per rispetto alla sua carriera).

Suarez e Cavani  il loro, nell'Uruguay, lo hanno fatto, ma anche la squadra di Tabarez non era poi così dotata di talento.

Cristiano Ronaldo  giocava, ma bene, in un Portogallo da rifondare.

Il vero dramma sono state le cadute dei due presunti giocatori guida di questo mondiale,   i Re Magi che dovevano portare i doni e la lieta novella di un calcio straordinario a Brasile e Argentina, Neymar e Messi.

Hanno franato per  motivi diversi.

Il brasiliano è  proprio  caduto  così tante volte, spesso e volentieri fingendo e rendendosi ridicolo, da non rialzarsi più. Una delusione pazzesca o Ney, nemmeno lontano parente dei veri fuoriclasse verdeoro che abbiamo conosciuto in passato.

L'argentino, il Messia annunciato dai Re Magi, non solo non è stato trovato e accudito nella grotta ma anche non ha  resuscitato, moderno e redivivo Lazzaro, una Argentina assolutamente moribonda che ha meritatamente concluso  la sua corsa agli ottavi.

Per Messi ultima possibilità di consacrarsi al livello di    Diego  Armando Maradona si è conclusa con l'ennesimo flop. A discolpa di tutti questi fallimenti di stelle di valore indiscusso, a parte ovviamente i singoli casi, una attività di club troppo intensa che fa arrivare tutti con il fiato corto. E quando manca il fiato mancano le idee.  E le stesse si eclissano! 

Uruguay v Saudi Arabia Group A - 2018 FI
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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