L’Ajax è una squadra camaleontica

Ieri a Londra hanno giocato in maniera meno spumeggiante, ma nonostante ciò hanno mezzo piede in finale

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(96 articoli pubblicati)
Tottenham Hotspur v Ajax - UEFA Champion

I camaleonti, al contrario di quanto si pensa, non mutano di colore al fine di mimetizzarsi, bensì per manifestare una determinata condizione fisica, fisiologica o emozionale. L'Ajax  che si è visto ieri a Londra ha traslato il concetto di mutamento nel mondo calcistico, dimostrando come talvolta è meglio sacrificare la bellezza e la perfezione estetica per raggiungere dei fini superiori

15 minuti sono serviti ai Lancieri per andare in vantaggio. Una squadra che si è presentata con il solito undici di partenza, costruito sulla solidità di De Ligt, sul genio di De Jong e Van de Beek e sul trio Ziyech-Tadic-Neres, senza paura dopo aver eliminato due giganti del calcio europeo come Real e Juventus. Un gol, quello proprio di Van de Beek, che ricorda molto quello siglato allo Stadium, solo che stavolta non è stato un rientro sbagliato a favorirlo bensì un filtrante al bacio dell'ala marocchina. Da quel momento in poi, per una buona mezz'ora il Tottenham è andato completamente nel pallone, sovrastato dalla forza della bellezza olandese, tanto da rischiare di subire un'altra rete, evitata solo per la strana mancanza di altruismo del numero 6 degli ospiti. L'infortunio di Vertonghen, per fortuna nulla di grave, ha convinto Pochettino a passare ad una linea a 4 più stabile, permettendo ai padroni di casa di subire meno e spingere di più: non a caso l'ultimo quarto d'ora gli Spurs si sono resi molto più pericolosi dalle parti di Onana. 

Nel secondo tempo si è davvero visto l'Ajax camaleontico. Una squadra capace di sacrificare il suo gioco in certi momenti della partita, capace di soffrire quando serve farlo e di attaccare quando si aprono dei varchi interessanti. L'esperienza di Blind e Schöne, rispettivamente 29 e 33 anni, è servita enormemente perché loro sono stati i primi a dimostrare quanto il sacrificio sia importante per arrivare in alto. Le chiusure del centrocampista, le lotte sulle palle alte contro Llorente da parte del difensore figlio d'arte sono state parte integrante del successo olandese in terra britannica. E quando poi Schöne ha chiesto il cambio a causa del grande dispendio energetico, Ten Hag non ha agito come avrebbero fatto in Italia mettendo un difensore, bensì ha messo un terzino offensivo come Mazraoui per sfruttare gli spazi lasciati da un Tottenham votato all'attacco. La scelta alla fine ha pagato, perché l'Ajax ha avuto la grande occasione per mettere in ghiaccio la partita con Neres, peccato che il suo tiro si sia stampato sul palo. 

Alla fine però, sono stati i Lancieri a trionfare. Finora non hanno ancora perso in trasferta, pur avendo giocato in stadi come il Bernabeu e l'Allianz Arena. L'unica sconfitta nel torneo è arrivata ad Amsterdam contro il Real, un 1-2 che non ha poi bruciato così tanto visto com'é finita al ritorno. L'ultima volta che l'Ajax era andato così vicino ad una finale europea c'era tra le sue fila un certo Danny Blind, che incontrò per due anni consecutivi due italiane: prima vinse contro il Milan, poi perse ai rigori contro la Juve. Chissà che in quest'edizione il figlio non possa, a 24 anni di distanza, ripercorrere le orme del padre. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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