Il triste Mondiale delle stelle cadenti

Le stelle più attese hanno fallito miseramente nel tentativo di portare alla vittoria le proprie nazionali

di Andrea D'amore
Andrea D'amore
(12 articoli pubblicati)
Ronaldo Messi Neymar

È un mondiale di stelle cadenti. I giocatori più attesi hanno deluso portando alla deriva le loro rispettive nazionali. Cristiano Ronaldo è partito forte: tripletta alla Spagna e gol decisivo contro il Marocco. Dopo di che è naufragato anche lui, e il Portogallo si è arreso agli ottavi di finale al cospetto dell'Uruguay. Messi invece ha palesato fin da subito le fragilità che spesso gli capita di avere quando indossa la maglia dell'Argentina, e così l'Albiceleste ha rischiato di uscire ai gironi salvandosi all'ultimo, per poi capitolare al primo turno ad eliminazione diretta affondata dalle bocche da fuoco francesi. Neymar supportato da un Brasile in stile europeo ha provato ad arrivare fino in fondo ma è inciampato nei Diavoli Rossi del Belgio ai quarti di finale, e così anche lui si è dovuto arrendere tornando a casa mestamente prima del previsto. Un Salah a mezzo servizio non è stato sufficiente per tenere a galla un Egitto davvero troppo modesto, mentre ci si aspettava di più onestamente dalla Polonia di Lewandoski e dalla Serbia di Milinkovic-Savic entrambi l'ombra dei campioni che siamo abituati a vedere nelle loro rispettive squadre di club. Eppure il costo del cartellino di questi giocatori ha raggiunto cifre esorbitanti, tanto che il mercato sembra impazzito.

Abbiamo quindi sopravvalutato il loro valore? Oppure il calcio si sta avviando verso un nuovo ciclo? Analizzando le ultime edizioni dei Mondiali possiamo notare come sia stata la squadra più organizzata ad alzare la Coppa, andando a ritroso nel tempo Germania, Spagna e Italia hanno puntato sul collettivo e hanno avuto ragione. L'ultima edizione nella quale una stella ha portato la sua nazionale alla vittoria è stata quella del 2002. Il "fenomeno" Ronaldo vinse la classifica marcatori segnando complessivamente 8 reti condite dalla doppietta siglata nella Finalissima contro la Germania portando il suo Brasile in trionfo. Dopo di lui nessuno è risultato così decisivo al mondiale. Non basta più avere una stella in campo in grado di cambiare l'esito di una partita per vincere, perché il rischio è quello di fare un eccessivo affidamento su di un giocatore dimenticandosi del collettivo. Questo Mondiale di Russia ce lo sta confermando: le squadre meglio organizzate hanno raggiunto le semi-finali pronte a contendersi il titolo. La tattica sta prevalendo sulla tecnica e il singolo fa la differenza solo quando la squadra è in grado di esaltarne le doti. In fondo il calcio resta pur sempre uno sport di squadra. 

Fonte: l'autore Andrea D'amore

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