Il Clásico che mette fine all’era Lopetegui

La manita ricevuta ieri dal Barcellona ha decretato la fine dell'operato di Lopetegui, un uomo che ha buttato al vento un Mondiale e una panchina prestigiosa

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
FC Barcelona v Real Madrid CF - La Liga

Si è subito capito che la situazione sarebbe finita in maniera negativa quando il 13 giugno, a 48 ore dal match inaugurale con il Portogallo, Julen Lopetegui è stato cacciato dalla Federazione Spagnola per aver firmato con il Real Madrid senza aver previamente avvisato Rubiales della decisione. Non casualmente l'ex allenatore del Porto è sul punto di essere abbandonato da Perez, che non tollera la classifica e l'atteggiamento di un Real che di dominante ha poco tanto in Champions come in Liga, ma anche il comportamento di un tecnico che si fa eccessivamente trascinare dalle emozioni, l'opposto rispetto a Zidane, un uomo sempre sorridente anche quando le cose non giravano correttamente. 

Il Clásico di ieri ha dimostrato due cose: da un lato il fallimento dell'idea di gioco di Lopetegui nella capitale e dall'altro la quasi impossibilità di sostituire uno come CR7. 

Imporre il proprio gioco, senza riuscirci

Appena arrivato a Madrid, l'allenatore basco ha subito voluto mettere un concetto al centro del progetto: il dominio del pallone. Il Real è così passato da una filosofia calcistica reattiva, dove la squadra si adatta al contesto e all'atteggiamento dell'avversario, ad una proattiva, dove si cerca di imporre il proprio gioco e le proprie idee indifferentemente dall'avversario. Un piano molto ambizioso e tecnicamente fattibile data l'enorme mole di talento che i Blancos hanno accumulato negli anni, ma che poi concretamente ha portato ad un nulla di fatto. I principi del gioco posizionale, linea alta, pressing compatto e recupero di palla nella metà campo offensiva erano tutti un ottimo punto di partenza, peccato che un cambio così netto nel modo di stare in campo non è stato assimilato in così poco breve tempo. Ieri lo si è notato molto facilmente: il pressing era disunito, i giocatori non pressavano omogeneamente e quelle poche volte che pressavano alto, il Barcellona andava in porta con pochi passaggi come nell'occasione del 4-1. L'altro grande fattore negativo era la poca creatività, visto che ieri gli unici in partita sembravano essere Marcelo e Isco, non a caso due di quelli che sono usciti praticamente indenni dalla batosta del Camp Nou. Scarsa, ad eccezione dei primi 20' del secondo tempo, la reazione degli uomini di Lopetegui che non sono mai riusciti a stare in partita, sinonimo di mancanza di tenuta mentale. Puoi avere tutta la tecnica che vuoi, ma se appena ti buttano giù non riesci a rialzarti, allora significa che un problema c'è.

Come cambia la vita senza Ronaldo

Un problema che dalle parte del Bernabeu ha nome e cognome, ovvero Cristiano Ronaldo. A inizio stagione, da Madrid facevano sapere di non essere per nulla preoccupati dall'addio di CR7, di credere più nella forza del gruppo che in quella di singolo. Dopo solo tre mesi la verità è venuta a galla: Ronaldo manca disperatamente. Lo dimostrano i 14 punti in 9 partite, le quattro sconfitte nelle ultime cinque in Liga, ma soprattutto 481 minuti senza segnare neanche una rete. Dal 22 settembre al 20 ottobre i Blancos non sono stati in grado di segnare nemmeno un gol, ma dato ancor peggiore hanno perso contro squadre medie come Alaves e CSKA Mosca, compagini che il Real di Zidane avrebbe preso facilmente a pallonate. Mancano i gol di CR7, 450 in 438 match totali, manca un vero realizzatore, considerando che il finalizzatore designato, Benzema, ha messo a segno 16 gol negli ultimi 62 incontri in terra ispanica. L'anno scorso poi ad aumentare il bottino c'era anche il fatto che Ronaldo segnava ma soprattutto faceva segnare, spesso dando il via a contropiedi che si concludevano in rete. Certo il talento non manca davanti, Bale e Asensio come ali sono un lusso che non tutti si possono concedere, ma il killer instinct dell'attuale star bianconera manca come non mai. 

Il Madrid è in netta carenza d'ossigeno. Perez sta tentando disperatamente di salvarlo, e un nuovo allenatore è quello che serve per tornare a respirare a pieni polmoni, Conte o non Conte. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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