Il calcio in URSS: la Torpedo Mosca (VIII)

Le origini del calcio sovietico: la Torpedo Mosca. La fine dell'età d'oro (1962-1976).

di Davide Manca
Davide Manca
(438 articoli pubblicati)
FC Torpedo Moscow v FC Terek Grozny - Ru

1962. Maslov lascia la Torpedo Mosca nelle mani di Zharkov, suo fedelissimo. L'allenatore simbolo della squadra fondata dalla ZiL accetta un ruolo nella squadra più importante di Rostov, che è anche la squadra militare, lo SKA. Pochi mesi prima, Maslov, benedetto dal tabellone, ha portato la Torpedo fino alla finale di Coppa dell'URSS contro lo Shakhtyor Donetsk: pari all'intervallo, gli ucraini escono alla distanza e avanzano sul 3-1. I russi subiscono una sconfitta dolorosa sotto ogni piano: sulla panchina del Donetsk siede Oleg Oshenkov, è lui ad aver costruito fisicamente la Dinamo Kiev che dominerà nei decenni successivi introducendo allenamenti rivoluzionari, rivisitando la preparazione atletica, togliendo spazio alle vacanze per aumentare la durata del ritiro precampionato, accogliendo in prima squadra calciatori sempre più giovani e mantenendo a Kiev gli "esperti" migliori, in passato destinati spesso alle squadre di Mosca.

Oshenkov si è formato in un periodo in cui lo sport nazionale tra gli adolescenti sovietici era scendere in strada e pestarsi dalla mattina alla sera. Il calcio sovietico deve non poco a quello "sport". Oshenkov ne riconosce il valore formativo e l'importanza nel calcio del periodo e sceglie di preparare i propri giocatori: a differenza di praticamente tutte le altre formazioni calcistiche dell'URSS, l'allenatore dedica parte delle sedute di allenamento a sessioni più o meno intensive di boxe.

Maslov finisce il 1960 con un double e il 1961 con due "secondi posti", dietro alle ucraine Kiev in campionato e Donetsk in coppa. Nel 1962 la formula del campionato sovietico è simile a quella del torneo precedente: due gironi, le migliori sei in un girone finale. Zharkov porta la Torpedo alla fase finale, ma la squadra non si rivela all'altezza di competere con le migliori, finisce al settimo posto. Gusarov, già capocannoniere l'anno prima, è al suo ultimo anno. Arriva la Dinamo Mosca, si presentano i dirigenti del KGB:

«Preferisci giocare con noi o raggiungere il tuo amico Igor?» Tesserato. Malgrado ciò, Streltsov uscirà dal gelo dei gulag qualche mese più tardi. La Torpedo attraversa un periodo di transizione fino all'arrivo di Maryenko in panchina: nel 1964 il club raggiunge il primo posto in campionato a pari punti con la Dinamo Tbilisi e si gioca lo spareggio per il titolo in campo neutro dopo aver perso uno scontro diretto a poche giornate dal termine (3-1 a Tbilisi): Shcherbakov, giovanissima punta soffiata al CSKA, illude la Torpedo, poi Tbilisi rimonta e vince ai supplementari. Il colpo di grazia lo dà Metreveli, ex della partita, realizzando il rigore del 4-1. L'anno dopo Streltsov torna a giocare e la Torpedo vince il secondo titolo, nel 1966 si arrende alla Dinamo Kiev di Maslov in finale di Coppa. Nello stesso anno è la prima squadra sovietica a giocare la Coppa dei Campioni, uscendo al primo turno con l'Inter del Mago Herrera. Maryenko passa il testimone a Ivanov e l'ex compagno di reparto del Best russo vince la Coppa sovietica 1968, sfiorando il campionato nello stesso anno, 3° dietro a Dinamo Kiev (ancora Maslov) e Spartak, aiutato dalle 21 reti di Streltsov, che per una non si aggiudica il titolo di capocannoniere.

La squadra continua a vivacchiare, poi deve dire addio a Streltsov giocatore nel 1970. Ivanov lo convince a restare nella squadra anche da allenatore, il Pelé bianco si limita a guidare le giovanili. Subito dopo c'è uno spiraglio per il ritorno in grande stile di Maslov: vince la Coppa dell'URSS 1972 superando CSKA e Spartak. Ivanov riprende in mano la squadra, ma proseguire nel ciclo di successi inizia a essere complicato: quattro anni più tardi, la Torpedo elimina Napoli e Galatasaray in Coppa UEFA prima di uscire agli ottavi con la Dinamo Dresda 4-3 e vince il campionato autunnale del 1976: Ivanov diventa così uno dei pochi a poter dire d'aver battuto la leggendaria Dinamo Kiev di un altro allievo di Maslov, Valeri Lobanovski.

Fonte: l'autore Davide Manca

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