Germania, l’Olympiastadion e la sua “scomoda origine”

Le parole di Strieder hanno sollevato molti dibattiti circa l'opportunità di cancellare dallo stadio le orme naziste

di Gianpaolo Mascaro
Gianpaolo Mascaro
(22 articoli pubblicati)
LOlympiastadion di Berlino

Durante lo scorso weekend il calcio tedesco è ripartito, rappresentando esso ad oggi l’unico tra i maggiori campionati europei a riaprire le danze. Nonostante l’atmosfera alquanto surreale delle partite disputate, con stadi completamente desolati e calciatori che festeggiano i propri gol con eccessiva sobrietà anziché essere sommersi dai soliti abbracci dei compagni, la ripresa della Bundesliga è stata molto seguita dagli appassionati di tutta Europa, molti dei quali versano ormai in una vera e propria crisi di astinenza dal pallone.

Tuttavia lo sport tedesco è in questi giorni al centro dell’attenzione mediatica anche per un’altra ragione, questa volta non strettamente legata ai temi agonistici.

A sollevare questo dibattito è stato l’ex senatore Peter Strieder, esponente del Partito Socialdemocratico. Strieder, molto attento alle questioni urbanistiche e architettoniche, avendo egli ricoperto durante il suo incarico parlamentare il ruolo di senatore per lo sviluppo urbano, ha aspramente contestato le vestigie naziste di cui l’Olympiastadion è costellato.

Ricordiamo infatti che l’Olympiastadion, l’impianto sportivo più importante e imponente di tutta Berlino, fu inaugurato dallo stesso Adolf Hitler in occasione delle Olimpiadi del 1936.

Peter Strieder sostiene infatti che – oggi più che mai, dato il preoccupante aumento di consensi conquistati dalle frange di estrema destra- sia essenziale effettuare un esame critico sulle strutture che accolgono al proprio interno simboli riecheggianti le ideologie naziste.

A questa prospettiva si oppongono coloro che, al contrario, ritengono le opere architettoniche scevre di qualsiasi messaggio politico, poiché la ragion d’essere di queste costruzioni, e delle opere d’arte in generale, consiste semplicemente nel loro valore estetico, escludendo dunque la possibilità di essere contestate per il semplice contesto storico in cui queste sono sorte.

A prescindere ora da questo scontro di prospettive, la società dell’Hertha Berlino, il club che disputa le proprie partite casalinghe tra le mura dell’Olympiastadion sin dal 1963, si è dichiarata assolutamente aperta ad ogni proposta di porre in essere una revisione dell’intero sito dell’Olympiapark.

Già in passato l’Hertha aveva manifestato l’intenzione di costruire una nuova struttura per la propria squadra ma, in quell’occasione, fu proprio la rilevanza storica e culturale dell’impianto a costringere un rallentamento del progetto di ristrutturazione.

Pertanto è molto probabile che nel prossimo futuro sarà preso qualche accorgimento per rimuovere le impronte dell’architettura nazista impresse nello stadio. Non volendo ora entrare nel merito della disputa sull’apprezzabilità e la necessità di un provvedimento del genere, sarà ad ogni modo fondamentale non snaturare completamente quella che è la struttura, in quanto quest’ultima è stata teatro di importantissimi avvenimenti sportivi nel corso della storia, partendo dalle imprese di Jesse Owens e finendo con la vittoria degli Azzurri sulla Francia nella finale della Coppa del Mondo del 2006.

In conclusione dunque, aldilà del significato storico, culturale e politico che gli piò esser conferito, l’Olympiastadion è oggi uno degli stadi più importanti d’Europa, il quale ha fatto da sfondo a tante imprese e storie di sport, e semplicemente per questo motivo risulta un luogo di fascino e tradizione che merita di essere tutelato e salvaguardato quanto più possibile.

Fonte: l'autore Gianpaolo Mascaro

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