È pieno di stelle questo Mondiale… senza stelle

Il calcio è sempre lo stesso, dominato dalle europee, con tre sudamericane che con alterne fortune cercano di insidiarne l'egemonia

di Roberto Rossi
Roberto Rossi
(29 articoli pubblicati)
FIFA Ballon dOr Gala 2014

Messi, Ronaldo, Neymar, sono solo alcune - le principali - delle stelle che più o meno prematuramente hanno dovuto abbandonare il Mondiale. Sono sopravvalutati loro o nel calcio qualcosa è cambiato?

Sono stati sottovalutati gli altri. Hazard, De Bruyn, Lukaku, Modric, Mbappé, Griezmann, Dele Alli ed Harry Kane fanno di Russia 2018 un torneo ancora ricco di fuoriclasse; non sono quelli che ci aspettavamo, ma questo è un problema nostro. 

Ci attendevamo di più da Cristiano Ronaldo, lanciatissimo dopo il trionfo all'Europeo e le Champions League vinte con il Real Madrid. Eravamo convinti che potesse essere la volta buona per Leo Messi, certi che avrebbe vinto la sua voglia di rivalsa per le tre finali perse consecutivamente, a causa delle quali, nel 2016, con l'Argentina appena sconfitta ancora una volta dal Cile in finale di Copa America, aveva annunciato l'addio alla nazionale. A fargli cambiare idea il nuovo ct Bauza; uno dei tre che si sono accomodati sulla panchina Albiceleste in sostituzione di Sabella, lo sconfitto dalla finale Mondiale del 2014. Un tourbillon che avrebbe dovuto consigliarci maggior prudenza. Così come non avremmo dovuto sottovalutare i riflessi che l'annuncio del Real di Lopetegui quale nuovo allenatore avrebbe potuto avere sulla Nazionale spagnola, ritrovatasi inaspettatamente priva della propria guida tecnica e messa nelle mani di un ct improvvisato: Fernando Hierro. E come abbiamo fatto a non riconoscere i problemi della Germania, così simili ai nostri del post 2006? Problemi di ricambio generazionale e scadimento di rendimento del blocco del Bayern Monaco. In questo scenario Joachim Löw non si è certamente dato una mano, si è anzi reso autore di scelte decisamente discutibili, come affidarsi a Neuer, fermo quasi nove mesi per infortunio e escludere dalla lista dei 23 un talento come Sané, reduce da una annata splendida nel Manchester City di Guardiola. Fa eccezione il Brasile di Neymar e Coutinho. C'erano grandi aspettative dovute anche al costo esorbitante dei loro cartellini e, certamente, avrebbero potuto fare meglio se sul loro cammino non avessero trovato un avversario che ad oggi gli è superiore, ma ne avranno il tempo; quella verdeoro è una rappresentativa giovane nei suoi uomini chiave, il loro Mondiale sarà il prossimo quello della piena maturità, un po' come è stato per il Belgio stesso, la cui semifinale di oggi è il frutto di un percorso lastricato di delusioni, per un talento evidente ma ma che rimaneva inespresso. 

Questo Mondiale che al dunque si trasforma in Europeo è nel solco della tradizione: l'albo d'oro parla chiaro, a vincere è il continente con le maggiori leghe, con inserimenti delle principali scuole sudamericane. Il calcio cambia lentamente e i grandi movimenti e i fuoriclasse ne saranno sempre i due pilastri imprescindibili. L'errore non è stato quello di credere troppo nelle stelle, ma di fissare lo sguardo su quelle delle costellazioni (Nazionali) sbagliate: illudersi che avrebbero potuto brillare a prescindere dal contesto in cui erano chiamate ad esprimere il proprio talento.

France v Argentina Round of 16 - 2018 FI
Fonte: l'autore Roberto Rossi

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