Christian Streich e il Friburgo, storia di amore e rispetto

L'allenatore tedesco siede dal 2011 sulla panchina del club, diventando così esempio di longevità e di progettualità

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
(144 articoli pubblicati)
Sport-Club Freiburg v Borussia Moencheng

Lo scorrere del tempo è nel mondo calcio elemento determinante e spesso in contrasto con la possibilità che il lavoro svolto possa dare i propri frutti. Soprattutto quando si parla di allenatori andrebbe tenuto ben presente il fattore temporale. Un allenatore è prima di tutto un "costruttore" di squadre e per edificare bisogna prima progettare e poi passare alla fase pratica della posa in operatutto questo richiede tempo e inevitabilmente pazienza. Sono davvero pochi i casi che vanno in questa direzione se escludiamo gli esempi più luminosi quali Sir Alex Ferguson o Arsène Wenger. In Germania però c'è una squadra che prova da anni a dare un senso al proprio baustelle (cantiere in tedesco). Questa società è il Friburgo che dal 2011 è nelle mani di Christian Streich il quale è legato alla società rossonerobianca sin dai tempi di quando indossava pantaloncini e scarpini da gioco. Infatti egli ebbe una carriera da calciatore piuttosto breve, si ritirò prima dei trent'anni, che spese per una decina d'anni con la casacca del Friburgo a parte brevi parentesi altrove. Una volta ritiratosi rinsaldò il proprio legame d'amicizia e d'appartenenza intraprendendo la carriera di allenatore delle giovanili del club.

Il 2011 è l'anno della svolta con Streich che nel frattempo dopo aver ottenuto buoni risultati con i più giovani fu promosso a vice allenatore della prima squadra. Proprio in quella stagione Streich si vide proporre il ruolo di primo allenatore dopo che una serie di risultati deludenti fecero sì che il club tedesco esonerasse l'allenatore in carica. Streich in un primo istante rifiutò la proposta per senso di lealtà verso chi era stato il suo diretto riferimento ma i dirigenti del Friburgo alla fine lo convinsero ad accettare. Da allora sono trascorsi sette anni di sodalizio ininterrotto con la squadra tedesca che nel frattempo ha ottenuto risultati sorprendenti come qualificarsi in Europa League. Anche in questa stagione i ragazzi di Streich viaggiano nella parte alta della classifica. Ma il lavoro svolto dal tecnico è stato efficace proprio perché svolto sulla testa dei propri calciatori sapendo così recuperare carriere che sembravano compromesse oppure far spiccare il volo a giovani speranze. Nel frattempo Streich ha saputo anche ritagliare per sé il ruolo di personaggio carismatico con le conferenze stampa in cui è protagonista che sono diventate oramai un appuntamento imperdibile per cronisti e appassionati; perché Streich è persona vera, figlio della working class (il padre era un macellaio) ma capace di inseguire la propria personale evoluzione anche al di fuori del campo di gioco dato che è riuscito nel corso del tempo a diplomarsi e a seguire diversi corsi universitari. Streich, come un allenatore dovrebbe fare, ci mette sempre la faccia anche quando si tratta di parlare di argomenti extra calcio. Si è schierato sul tema dell'immigrazione a favore di una società  aperta. Una società dell'integrazione e dell'accoglienza verso il prossimo. 

Perché Streich in fin dei conti ha saputo capire che il rinchiudersi nella propria torre d'Avorio non sia per nulla edificante. Streich e il Friburgo sono dunque modelli per un futuro sostenibile anche del pianeta calcio.

Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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