Campioni a confronto: e se Arthur Friedenreich fosse meglio di Pelè?

Quante reti ha realizzato? Più o meno di O'Rey? Un mistero destinato a non avere soluzione.

di Stefano Bedeschi
Stefano Bedeschi
(31 articoli pubblicati)
Friedenreich

Nel distretto di Bom Retiro, al centro di San Paolo, s’incrociano rua Vitória e rua do Triunfo. C’è posto migliore per dare alla luce un figlio? La lavandaia di colore Matilde e il commerciante tedesco Oscar sono sicuri che non ci sia. Nasce, infatti, qui, il 18 luglio 1892, Arthur Friedenreich, mulatto dagli occhi verdi, che otterrà il successo annunciatigli dal beneaugurante luogo di nascita a suon di tantissimi goal. Quanti? È un mistero destinato a rimanere tale.

È papà Oscar, che inizia ad annotare le marcature del proprio figlio su un quaderno. Tocca a Mario de Andrade, suo compagno di squadra nel Paulistano, assumersi questa responsabilità, ma all’improvvisa dipartita di de Andrade è dovuto l’enigma relativo ai goal di Friedenreich, che, secondo il conteggio del suo ex compagno di squadra, sono ben 1.239 in 1.329 partite disputate.

Il giornalista De Vaney, nel 1962, venuto in possesso delle scartoffie di de Andrade, le dirama però erroneamente, dichiarandone 1.329 anziché 1.239. Alexandre da Costa nel suo libro “O Tigre do Futebol”, edito nel 1999, parla di 554 reti in 561 partite, dati raccolti da quanto riportato al tempo su due quotidiani paulisti: “Correio Paulistano” e “O Estado de S. Paulo”.

Nel gennaio 2000 ecco l’ultimo (sino a ora) colpo di scena: “Fried Versus Pelé” fa la sua comparsa nelle librerie e l’autore Severino Filho scrive di 558 marcature in 562 partite.

Che Arthur Friedenreich sia un goleador prodigioso è fuori discussione, e poco importa quanti siano i suoi goal, perché la sua vita vissuta agli albori del “futebol” offre molti altri spunti di discussione. Il colore della sua pelle, purtroppo, è uno di questi.

Meticcio, per praticare uno sport al tempo riservato esclusivamente ai bianchi, è costretto a sbiancarsi il volto con la crema di riso prima di ogni incontro. Entra in campo rigorosamente per ultimo, gelatina in testa per mascherare i crespi capelli e una tanta voglia di far ricredere chi lo disprezza per le sue origini.

Cresciuto inseguendo una vescica di mucca gonfia d’aria, sviluppa una tecnica insolita: dribbling a profusione, cui si aggiungono fiuto del goal e un pizzico di malizia, necessaria per far fronte alle discriminazioni razziali che lo seguono anche sul rettangolo di gioco. Al di fuori, però, si gode la vita: cognac, sigari pregiati, camicie di gran lusso e ore piccole sono per lui una consuetudine.

Con la Seleção è un’alternanza di gioie e dolori iniziata il 27 luglio 1914, giorno del primo incontro disputato dalla Nazionale brasiliana di calcio. Lo stadio Laranjeiras di Rio (casa del Fluminense) ospita un’amichevole tra il Brasile e l’Exeter City: il risultato è incerto, forse un 2-0 per i brasiliani, oppure un 3-3, di sicuro c’è che Arthur esce dal campo con due denti spezzati.

Nel 1919, sempre al Laranjeiras, si disputa il Campeonato Sudamericano de Selecciones (antenato della Coppa America). Fried segna 4 goal, 3 nella prima partita al Cile e l’ultimo nell’interminabile finale contro l’Uruguay. Argentini e uruguagi lo soprannominano El Tigre. Tre anni più tardi, medesima competizione, ma è costretto a rinunciare alla finale con il Paraguay da Epitácio Pessoa: il presidente del Brasile ritiene inopportuna la presenza in campo di un mulatto in un incontro di tale importanza. 

L’esclusione più dolorosa, però, arriva nel 1930: è giunto il momento del primo Campionato Mondiale di calcio, in Uruguay, ma a causa di alcune frizioni tra la federazione paulista e quella carioca, i calciatori paulisti sono lasciati a casa. E poco importa che tra questi ci sia anche Le Roi du Football: così lo definiscono i francesi dopo una tripletta inflitta con il suo Paulistano alla selezione transalpina nel 1925. Chissà, magari con lui in campo il Brasile non sarebbe stato fatto fuori dalla Jugoslavia già nel girone eliminatorio.

Ma è un dubbio destinato a rimanere irrisolto, così come il mistero dei goal segnati da Arthur Friedenreich.

leonidas fried pelè
Fonte: l'autore Stefano Bedeschi

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