Calcio e cocaina, un mix diffuso e spesso letale per uno sportivo

La morte di Maradona ha riportato agli altari delle cronache la enorme diffusione della polvere bianca nel mondo dello sport

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(398 articoli pubblicati)
Aldosivi v Gimnasia y Esgrima La Plata -

Calcio e cocaina, un mix letale spesso e volentieri, di cui molti non parlano, ma che è diffusissimo nel mondo dello sport e del calcio.

Maradona, morto il 25 Novembre, ne è stato pessimo testimonial (una vita di eccessi mica da poco che poi piano piano l'hanno portato a morire a soli 60 anni). Ma il pallone che rotola sul prato verde è stato spesso imbiancato dalla polvere bianca che all'inizio da esaltazione, ma che subito dopo ti porta a dipendenti depressioni. Una vita che si rovina col vizio (diffuso in tutti gli antri della nostra società, va detto) e che si può definire bruciata dalla droga. Se tutto va bene si rimane dipendenti e prima o poi, dopo essersi rovinate famiglie, carriere e rapporti sociali, si muore. In qualche modo, da soli, in qualche posto molto lontano dal luccichio dei riflettori di un grande stadio!

Negli anni ’90 Mario Jardel, oggi 45enne, è stato tra gli attaccanti più prolifici della sua generazione. Ha giocato con Porto, Galatasaray, Sporting Lisbona, con una toccata e fuga anche in Italia, nel 2003, ad Ancona, ma era già appesantito dal vizio e imbolsito dalla pigrizia. «Ero depresso, a salvarmi è stata mia moglie: ora sono pulito», ha raccontato Jardel.

Il migliore di tutti come detto sopra – Diego Armando Maradona – è stato per anni, da calciatore in piena attività, un cocainomane. L’ex moglie, Claudia Villafane, ha svelato che: «Io non mi rendevo conto quando Diego era drogato, non lo ha mai fatto davanti a me. Ha provato per la prima volta la cocaina in Spagna». Giocava nel Barcellona, non si smarcò dal vizio quando passò al Napoli. Nel marzo del ’91 Maradona non passò indenne dai controlli antidoping, rimediando una squalifica di un anno e mezzo. Fu l’inizio di una lenta fine, che ebbe i momenti più tragici con due ricoveri che lo videro in fin di vita.

Jonathan Bachini (Brescia, Juventus, Livorno, Siena) è stato una quindicina d’anni fa un promettente centrocampista (arrivato anche in Nazionale) che ha visto la carriera bruciata sull’altare della dipendenza. 

"Io sono passato dallo stipendio da calciatore a quello da operaio. Ho voltato pagina, ho riscoperto valori importanti, mi sono rimboccato le maniche con orgoglio e senza vergogna. Non ho mai chiesto aiuto a nessuno, anche se quando le cose per me andavano bene io cercavo sempre di dare una mano a chi soffriva. L’indifferenza della gente del calcio mi ha ferito, tranne Edo Piovani (storico team manager del Brescia, ndr) nessuno ha fatto una telefonata a Jonathan."

Il rumeno Adrian Mutu (da noi con Fiorentina, Parma, Inter e Juventus) fu fermato al controllo antidopng ai tempi del Chelsea, costretto a un risarcimento di 17 milioni di euro. Due volte squalificato Francesco Flachi (Sampdoria, Fiorentina), la seconda volta con uno stop di 12 anni.

 E’ stato costretto a smettere Angelo Pagotto, ma la sua è una vicenda dai contorni incerti. L’ex portiere (Milan, Perugia) si è sempre dichiarato innocente e ha parlato di scambio di provette al controllo antidoping.

Carriera interrotta anche per due vecchie conoscenze della serie A degli anni ’90: il biondo Claudio Caniggia (Atalanta, Roma), positivo alla cocaina, e il «Pato» Aguilera (Genoa, Torino), noto per la vita sregolata da border line. Anche il portiere colombiano Renè Higuita – noto per l’amicizia con il re dei Narcos Pablo Escobar – a fine carriera venne trovato positivo alla cocaina; così come l’ex azzurro Mark Iuliano (Juventus) aveva ormai abbandonato la Serie A quando fu «beccato» all’antidoping e così come l’ex portiere del Milan Sebastiano Rossi – ormai a carriera finita – cadde nel vizio, raccontò in Tribunale, per «aver frequentato le persone sbagliate».

C'è anche chi esce dal tunnel e prova a raccontare la sua storia, perché altri colleghi non ci caschino. Così hanno fatto l’ex fuoriclasse brasiliano Walter Casagrande (Ascoli, Torino) e l’olandese volante Wim Kieft (Pisa, Torino): campioni che un giorno si sono guardati allo specchio e si sono detti la verità, senza sconti.

Brescia v VeronaX
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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