Cagliari, attento: i problemi non sono risolti

La vittoria con l'Udinese potrebbe rappresentare la svolta decisiva in chiave salvezza, ma il cantiere di Diego Lopez è ancora aperto

di Antonio Casu
Antonio Casu
(33 articoli pubblicati)
Torino FC v Cagliari Calcio - Serie A

Passare dal disfattismo smodato all'entusiasmo fuori luogo è spesso questione di un attimo. Soprattutto nel calcio, quando si combatte per un obiettivo importante e il tempo stringe. Certe volte basta un colpo di testa, al momento giusto. Il Cagliari ne è consapevole? Forse no, ed è un rischio che non può permettersi. È innegabile: il gol di Ceppitelli che ha messo al tappeto la modesta Udinese di Oddo ha segnato una svolta fondamentale  in chiave salvezza (il Cagliari ha ora cinque punti di vantaggio sul Crotone terzultimo, a sei giornate dalla fine) e ha ridato entusiasmo ad un ambiente in crisi d'identità, ma c'è ancora tanto da fare. Tantissimo. La classifica sorride timidamente, ma non ride.  E i rossoblù, reduci da una settimana di ritiro e dal cambio del direttore sportivo, non hanno risolto i problemi che si portano dietro da troppo tempo. 

La partita con l'Udinese l'ha confermato per l'ennesima volta. Le disattenzioni che hanno portato al vantaggio friulano non sono figlie della paura, ma di un atteggiamento inappropriato. Il Cagliari lotta, ma non è lucido. Spesso si perde in un bicchiere d'acqua e ha bisogno di prendere il gol per mostrare di meritare la permanenza in A, come ha fatto ieri. Una reazione veemente senza compromessi, culminata col pareggio del solito Pavoletti, l'unico capace di essere davvero pericoloso in zona gol ad eccezione dei realizzatori occasionali.  Dopo l'1-1 sono riemersi i soliti fantasmi. I sardi, invece di approfittare dell'inerzia positiva, si sono fermati, immobilizzati dall'attendismo. L'entusiasmo di una Sardegna Arena semipiena non è stato sufficiente per trascinarli verso un gol che sarebbe potuto arrivare molto prima. Gli uomini di Lopez non hanno fatto altro che approfittare, episodicamente, dell'occasione giusta. Seduti lungo la riva del fiume, in attesa del passaggio del cadavere. 

Molti sostengono che chi vince abbia sempre ragione, ma non è questo il caso. Il Cagliari, più forte di una squadra alla nona sconfitta di fila, non è uscito dalla crisi. Ha tre punti in più, una classifica migliore, una buona dose di fiducia e un cantiere ancora aperto. Non tanto sul piano tattico, nel quale sono fin troppo evidenti (nel bene e nel male) le idee di Lopez (finalmente sostenute dal fosforo di Cigarini), quanto su quello mentale. I sardi sono timidi, fragili e impauriti, specchiati nell'espressione sconfortata che l'allenatore uruguaiano porta con sé in buona parte dei casi. 32 punti in 32 partite rappresentano una media sufficiente per salvarsi, ma potrebbe non bastare. Mancano ancora due vittorie da raccogliere negli ultimi sei incontri e, possibilmente, due pareggi. Il Cagliari può farcela, a patto che ci creda fino in fondo. E prenda l'iniziativa, di tanto in tanto. Con umiltà e coraggio. Senza lasciarsi andare all'emotività. 

Fonte: l'autore Antonio Casu

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