Boca Juniors-River Plate: molto più che una semplice partita

Stasera, alle 21, l'andata della finale della Libertadores alla Bombonera. Il 24 novembre, ritorno al Monumental

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(9 articoli pubblicati)
Boca Juniors v River Plate - Superliga 2

Buenos Aires. Tutto ebbe inizio così. C'è un fiume che divide la città ed è chiamato Riachuelo, sul quartiere argentino de La Boca, sulle cui sponde, agli inizi del secolo scorso e per mano di emigranti genovesi, nacquero due club: uno si chiamava River Plate, l'altro Boca Juniors. Che la rivalità fra società dello stesso quartiere si accenda fin dai primi sospiri, questa è roba risaputa. Seppur figli della stessa terra, gli atleti, quando indossano casacche differenti, diventano inesorabilmente avversari. Questo è il football, signori; così funziona, nel gioco del calcio. E quindi fra queste due squadre, proprio dagli albori, si crea una notevole spaccatura sociologica che ne esalta il pensiero e di conseguenza lo stile. La scintilla divampa quando i proprietari del River decidono di traslocare verso nord, zona prosperosa, nella quale il tessuto sociale è di più alto rilievo e la ricchezza sta prendendo piede. Insomma, una scelta netta dall'etica ben precisa. E sarà proprio questa migrazione societaria a segnare per sempre i due club, fomentando fra le tifoserie un pensiero marcato e distinto al quale appartenere con estrema fedeltà: da una parte i supporters del River Plate, i ricchi, i benestanti, coloro che fanno parte del ceto medio; mentre dall'altra, nelle fila del Boca, ci sarà la classe operaia, i poveri, il popolo. Ecco: ci si ritrova di fronte a due squadre che rappresentano una storia minuziosamente ricamata e definita. Questa sfida calcistica incarna, dunque, molto più che una gara sportiva. Diviene, con naturalezza e senza forzature, una battaglia pseudo-politica e sociale, nella quale si esaltano i dettagli della storia e della tradizione popolare. Dove si fanno vivi i colori e dilagano le emozioni. Dove l'interpretazione è uno show a cielo aperto e rappresenta, nel bene e nel male, la magia estrema del calcio.

Unico problema (e non da poco) la questione sicurezza: saranno infatti ben 1.300 gli agenti di polizia impiegati fra lo stadio e la città. Urge cautela e attenzione, poiché in passato gli scontri e gli incidenti sono stati parecchi e, in alcuni frangenti, persino mortali. E insomma, questo è il Superclasico: gioia e dolori, suoni e rumori, lacrime e sorrisi. Una partita di calcio. Una guerra ideologica fra fazioni. La tradizione di un popolo. La doppia finale della Copa Libertadores: 110 anni e 371 derby e infinite suggestioni. Faccia a faccia per aggiudicarsi la Champions League del Sud America. 

Accomodatevi: lo spettacolo non mancherà di sicuro.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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