Benvenuto 2019: che sia un anno con meno episodi come quelli di S.Siro

L'ennesima caduta in basso del calcio in Italia è avvenuta la sera di Santo Stefano prima e durante Inter-Napoli

di Dario D'antoni
Dario D'antoni
(35 articoli pubblicati)
icardi koulibaly

I giornali, i telegiornali, le trasmissioni calcistiche, sino alle case di tutti noi nei giorni di festa. Dappertutto è riecheggiata la notizia del "tifoso" ucciso da un van all'esterno dello stadio San Siro, un'ora prima dell'inizio del match tra Inter e Napoli. Una partita che, a giudicare dall'esito degli scontri, probabilmente è stata sottovalutata per quanto concerne l'ordine pubblico. La tensione tra le due tifoserie non era di certo una novità dell'ultim'ora, dato testimoniato dall'alto numero di oggetti contundenti rinvenuti dalle forze dell'ordine in Via Novara, teatro dei combattimenti. Tifo nerazzurro che ha ricevuto la collaborazione di alcuni tifosi di Nizza e Varese, squadra di cui era capo ultrà proprio Daniele Belardinelli di 35 anni, già in precedenza coinvolto in azioni di guerriglia fuori dagli stadi e con due provvedimenti Dasopo di 5 anni totali alle spalle (divieto assoluto di avvicinarsi alle manifestazioni sportive). I controlli successivi hanno portato all'arresto di tre tifosi nerazzurri, di cui uno è stato identificato in Marco Piovella, leader della Curva Nord e reo, secondo i pm, di aver pianificato l'attacco al gruppo di tifosi napoletani.

L'ultimo personaggio del mondo calcistico a esprimere la sua è stato il vicesegretario Fifa Zvonimir Boban: "Che delusione" ha detto. "Quanto successo è una vergogna del calcio e dell'umanità. Serve collaborazione con la giustizia. La partita probabilmente sarebbe stata da sospendere". In tanti, dalla politica alle più alte cariche del calcio in Italia, hanno mostrato il loro dissenso e auspicato che sia giunto il momento di dire basta alla violenza negli stadi, a ogni forma di razzismo di natura territoriale e omofoba. Ebbene sì, viviamo in un paese bello e maledetto, dove tra le tante cose che quotidianamente accadono e che sono inaccettabili, vi è anche la discriminazione verso il sud e verso lo straniero, in generale verso chi ha il colore della pelle diverso dal nostro: di certo non tutti siamo così, ma quando in uno stadio pieno come lo era San Siro, si alzano cori denigratori oppure ululati come quelli rivolti al difensore del Napoli Koulibaly, non si può far finta di nulla. Violenza e razzismo sono divenute negli anni due cattive abitudini nel mondo del tifo organizzato. Sono due fenomeni molto diffusi ma non per questo tollerabili, per questo motivo un semplice annuncio dello speaker è nulla di fronte all'ignoranza di chi commette gesti del genere. 

L'Inter ha già pagato qualcosa nel 2018, andando ad Empoli senza i propri tifosi ma soprattutto giocherà due gare casalinghe a porte chiuse, quella di coppa Italia con il Benevento e quella di campionato con il Sassuolo, più una terza in cui a rimanere chiusa sarà solo la Curva Nord, feudo primario del tifo interista. La sentenza del Giudice Sportivo è arrivata praticamente a ridosso della partita, quello che invece emetterà la Questura di Milano è in divenire giorno dopo giorno.  Ma la riflessione che si è aperta a margine dell'ennesimo morto è quella sul tifo organizzato: gli ultras sono ormai capaci di estremizzare al massimo la loro influenza, sfociando in atteggiamenti per nulla consoni ad una manifestazione sportiva come una partita di calcio, dove si promuovono valori come il rispetto per l'avversario, la competizione sana e la voglia di sorridere e divertirsi. 

Ciò che urge è condannare tali episodi, bisogna arginare i "poteri" che certe frange di tifoseria hanno acquisito e puntualmente mettono in evidenza, controllando ogni forma di attività che avviene allo stadio, dalla vendita di biglietti allo spaccio sino agli scioperi o alle manifestazioni. In questo il lavoro delle società e dello SLO (il delegato di ogni società che ha l'incarico di dialogare con la tifoseria) è fondamentale, ma non basta. Se per crescere bisogna fermarsi a riflettere, è questo il momento per farlo ora più che mai. Ricordiamoci che la passione per il calcio può essere più forte di qualunque forma di ideologia!

Fonte: l'autore Dario D'antoni

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