Barletta-Siracusa non è stato solo un sogno

Qualcuno potrà raccontare ai nipotini di aver guardato una delle partite più avvincenti della storia biancorossa.

di Raffaele Garinella
Raffaele Garinella
(14 articoli pubblicati)
Colosso Bronzo Eraclio

Barletta è baciata dal sole, bagnata dal mare, accarezzata dalla spuma di Ponente, coccolata dalle onde di Levante. Città bellissima, non priva di difficoltà. I saggi latini amavano dire che non c’è notte tanto lunga da impedire al sole di risorgere. E poi c’è Eraclio, il colosso bronzeo pronto, da sempre, a tutelare i barlettani. Giorgio e Giuseppe sono due sognatori, ragazzi nati e cresciuti nel quartiere Sette Frati. I loro pomeriggi scivolano via giocando a pallone. Non c’è nessun campo in erba, solo asfalto, e muri pronti ad emulare i pali della porta. La sfidetta, così la chiamano da quelle parti, può cominciare. 

Il calcio ed il forte legame con la squadra della città, il Barletta, rappresenta un’evasione da una realtà non sempre soddisfacente. L’appuntamento allo stadio è fisso, imperdibile. In quei novanta minuti tutti sono uguali, il calcio è un antidoto contro la malinconia. Prima della partita c’è la tappa obbligatoria da Leo. Tanto più che Barletta-Siracusa si giocherà di sera. E poi la focaccia di Leo è ineguagliabile. Sarà l’impasto, o forse chissà quale segreto, ma nessuno riesce a conquistare il palato come lui. Naturalmente la birra ghiacciata non può essere ignorata. 

Martin Lutero diceva che chi beve birra dorme più a lungo e non pecca. Se non pecchi, accedi in Paradiso. I due giovani sorridono, brindano e guardano il mare, così apparentemente calmo nonostante i tanti segreti dei marinai da custodire gelosamente.  Finito il tempo delle riflessioni, comincia la partita. Tutti in campo. Il Barletta non ha scelta, se vuole conquistare i playoff deve vincere. 

Le cose, tuttavia, si mettono male, anzi, malissimo. Il Siracusa, rivelazione del campionato, si porta in vantaggio con Testardi dopo quindici minuti. Ignoffo raddoppia quasi allo scadere del primo tempo. Una mazzata per gli spettatori biancorossi. Giorgio e Giuseppe sono increduli, basiti, quasi pietrificati. Dal nulla ecco sbucare la voce di Ruggero, il solito ottimista. Non è finita, esclama quasi con un pizzico di incoscienza. Mai parole furono più gradite. E mai se ne udirono al Puttilli di più profetiche.  Il Barletta rientra in campo con piglio differente e con Simoncelli ed Infantino,-barlettani ad honorem-, al posto di Cerone e Guerri

Il Siracusa ha l’occasione del 3-0 con il solito Testardi, ma la spreca in malo modo, complice anche una grande parata di Pane. Chi sbaglia paga, è così nella vita, figuriamoci nel calcio. Un Barletta fino a quel momento spaesato e sottotono, si prende la scena. Prima un calcio di rigore di Fabio Mazzeo, poi un eurogol di Saveriano Infantino, di quelli che riescono una sola volta nella vita, rimettono le cose a posto. Finita? Neanche per sogno. Il definitivo 3-2 lo realizza Tony Schetter, abile nello sgusciare tra i difensori azzurri come un ghepardo in un branco di iene fameliche. 

Il Puttilli esplode in una gioia incontenibile, Giorgio comincia a saltare sugli spalti. Il suo modo di festeggiare ricorsa quello del celebre Oronzo Canà durante una partita della Longobarda.  Giuseppe abbraccia Ruggero, autentico profeta. Il calcio è questo, è volersi bene, condividere gioie e dimenticare i problemi. Il Barletta vince una partita destinata a rimanere scolpita nella memoria dei tifosi biancorossi.  Giorgio è lì, sugli spalti, quando improvvisamente viene scosso dalla voce di sua madre. Svegliati, svegliati, sei tutto sudato. Hai avuto un incubo? No, mamma, era un bellissimo sogno, ripassavo la storia in attesa di tempi migliori. Tutto torna, la vita è fatta di cicli.

Fonte: l'autore Raffaele Garinella

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