A Barcellona sono “Messi” bene! Può la squadra aprire un nuovo ciclo?

Dopi il trionfo in Liga e la straripante semifinale vittoriosa ai danni del Liverpool Messi e soci sembrano lanciati verso un futuro radioso

di Leandro Malatesta
Leandro Malatesta
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messi

Nel mondo del calcio c'è un adagio diventato legge non scritta in base al quale il fatto di vincere aiuterebbe a vincere. Appare davvero difficile sostenere il contrario dato che l'entusiasmo e la sicurezza nei propri mezzi sono direttamente proporzionali al numero di successi conquistati, naturalmente per rendere "avviare" una squadra sul viale della gloria è necessario un lavoro alla base che consenta poi di palesare sul campo il meglio di quanto svolto con la programmazione.

A Barcellona di vittorie se ne intendono da diversi decenni da quando fu Cruijff (prima da giocatore e poi da allenatore) a portare quella mentalità capace di trasformare un club ricco ma non vincente in una società capace finalmente di imporsi a livello nazionale ed internazionale. Il Dream Team degli anni novanta con l'olandese in panchina è l'antesignano europeo di quello che sarà anni dopo con Guardiola il quale  dopo essere stato protagonista in calzoncini saprà passare dall'altra parte della barricata e seduto sulla panchina blaugrana impartirà lezioni di calcio a tutto il mondo imponendo quel Tiqui - Taca che è già diventato un qualcosa di più di una semplice filosofia calcistica regalando al mondo intero l'attaccante che non c'è con l'idea del falso nueve.

Attaccante che invece sarà presente nella figura di Luis Suarez quando nel 2015 Luis Enrique sarà il demiurgo di un altro grande Barcellona capace di realizzare ancora una volta il triplete. Da quel Barcellona - Juve sono trascorsi quasi quattro anni e la strada per la finale di Champions di Madrid non è ancora del tutto completata ma dopo la partita di andata contro il Liverpool è del tutto chiaro come la via sia piuttosto in discesa, in particolare perché c'è un sostantivo che sembra caratterizzare la squadra di Valverde ossia "tranquillità".

Vedi giocare questo Barcellona e pensi a quanto il talento di Messi sia infinito e di come l'argentino sia già leggenda nonostante giochi ancora e ciò è un fatto piuttosto singolare; l'eterno dualismo con Cristiano Ronaldo è benzina per entrambi in una corsa al continuo miglioramento personale con la "Pulce" che in questo rappresenta il Genio assoluto mentre il portoghese è la "Regolatezza" di un atleta alla continua ricerca della perfezione. 

Messi è il Barcellona, il Barcellona però non è solo Messi, Suarez è un centravanti scaltro e decisivo quando il momento richiede di esserlo, Sergio Busquets può essere definito dopo anni di apprendimento il "nuovo Guardiola" e l'intesa con Rakitic è ogni giorno più solida, il Vidal dell'altra sera è apparso ancora in grado di dare il proprio contributo di qualità mentre Piqué e Lenglet ispirano una forza solida e concreta con il giovane francese capace di impressionare e scalzare dal ruolo di titolare un campione del Mondo quale Umtiti.

La domanda che sorge spontanea è quindi se questa squadra sia in grado di avviare un ciclo come quella di Guardiola oppure resterà una formazione eccellente ma in un periodo breve come quella di Luis Enrique? La sensazione è che Valverde abbia saputo trasmettere serenità ai propri ragazzi dopo l'eliminazione dolorosa dalla scorsa Champions per mano della Roma; è proprio da quella serata all'Olimpico che i catalani hanno plasmato una nuova identità. Questo non è un Barcellona "tracotante" ma una squadra con cervello fine capace di giocare bene sia in difesa che in attacco.

L'arrivo certo nella prossima stagione di  Frenkie de Jong (erede designato di Iniesta) è un altro segnale di come la squadra spagnola appaia sempre più decisa ad aprire un nuovo "ciclo". Ma i conti non vanno mai fatti senza l'oste perché prima c'è una finale ancora da conquistare e da vincere e dopodiché ci ritroveremmo tutti ancora una volta a chiederci quale sia stato il Barcellona migliore di sempre con la possibilità che la risposta sia: "quello che deve ancora venire".

Fonte: l'autore Leandro Malatesta

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