Barcellona-Messi, se la squadra esalta il più forte di tutti

Il lavoro di squadra dei compagni la chiave per esaltare il talento di Leo: così il Barcellona ha sconfitto il Liverpool.

di Nicola Coppola
Nicola Coppola
(6 articoli pubblicati)
Leo Messi

Si fa presto a parlare di fenomeni. E risulta anche opportuno, giusto, aderente alla realtà quando è a Lionel Andrés Messi che ci si riferisce; a maggior ragione in notti come quella di ieri, quando il suo talento finisce per oscurare compagni e avversari, quando la sua stella brilla così forte da accecare tifosi, appassionati, semplici osservatori.

Tuttavia, al di là dei titoli sensazionalistici, il calcio resta uno sport di squadra. E nessuno vince (o perde) da solo, anche se uno come Leo vi si avvicina molto. La prestazione del Barcellona, al di là delle statistiche, è stata quella di una squadra fortemente identitaria, matura, tosta, quadrata. In più - forse la vera novità - umile, mentalmente predisposta al sacrificio, calcolatrice. Capace di andare al di là dell'estetica, senza per questo accettare di dover giocar male. Abile nel trovare un compromesso tra una capacità di soffrire tutta nuova e il gusto della giocata di sempre. Con una manovra meno avvolgente, meno ragionata, meno soffocante, ma non per questo meno velenosa. 

Che il Liverpool abbia fatto la sua onesta partita non c'è dubbio. Anzi, probabilmente il team guidato da Klopp è andato anche oltre, nella gestione degli spazi, nella predisposizione ad occupare il campo, nel palleggio insistito e frenetico. Che, però, abbia da rimproverare a se stesso qualcosa, è altrettanto pacifico. Mané e Salah, ad esempio, hanno nelle gambe cinquanta reti a stagione. Ciascuno, s'intende, per la frequenza con cui si presentano davanti al portiere avversario. Il problema è che poi in media ne realizzano su per giù la metà, perché la testa non gira allo stesso ritmo degli arti inferiori. E ieri ai due uomini di punta offensivi dei Reds è accaduto un po' questo: mentre cercavano di capire cosa fare, avevano già fatto. Male. In un certo senso si può dire lo stesso per Virgil van Dijk, da buona parte degli appassionati indicato come il miglior centrale del pianeta, ieri a tratti svagato, spaesato, incerto.

Per Luis Suarez vale esattamente il discorso opposto: sembra in condizioni atletiche non ottimali, nervoso, psicologicamente bloccato. Eppure determina, e in maniera non banale. L'1-0 è un gioiello di quelli che non brillano, ma non per questo valgono meno: alzare la palla in scivolata per prendere in controtempo Alisson (capace di coprire tutto lo specchio in uscita bassa) è un colpo di genio degno del grande centravanti che è l'uruguaiano. Non è soltanto la prestazione del n.9 a essere risultata convincente: Piqué (come in tutta la stagione in corso) è sembrato quello dei giorni migliori, Jordi Alba ha abbinato qualità e quantità, Rakitic ha salvato un goal ormai fatto, Lenglet ha tenuto la spina sempre attaccata, Vidal ha ringhiato sugli avversari con la grinta di sempre. Ter Stegen, il migliore in campo fra gli umani, si è reso protagonista di un paio di interventi strepitosi. La prestazione decisamente negativa di Coutinho e le imprecisioni finali di Dembelé non sono bastate a guastare l'umore blaugrana. Risollevato dalla possibilità di un altro Triplete, dal piacere di una squadra che è tornata a girare a mille e ad esaltare il migliore in campo, il migliore in Europa, in migliore al mondo, forse il più forte di tutti in assoluto. Il "10" che viene da un altro pianeta è stato capace di sparire per una cinquantina di minuti (durante i quali i compagni hanno retto, sofferto, lottato) e di riapparire improvvisamente nel finale, mandando al tappeto una delle squadre migliori della nostra epoca in una manciata di minuti. Un po' come accaduto quattro anni fa contro il Bayern Monaco, quando si rese autore di un vero e proprio gioiello ai danni di Neuer.

C'è ancora un ritorno da giocare, per stabilire chi andrà a Madrid a duellare per la Coppa con la vincente fra Ajax e Tottenham. Ma il derby del cuore del compianto Johan Cruyff, avanti Leo il giocatore più iconico della storia del Barça, comincia a non essere più semplicemente una suggestione

Fonte: l'autore Nicola Coppola

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