Barcellona-Liverpool: identità a confronto

Spettacolo al Camp Nou: partita bellissima e ad altissima intensità, decisa dal gol di Suarez e dalle giocate di Messi.

di Marco Annesanti
Marco Annesanti
(7 articoli pubblicati)

Il Barcellona ha battuto il Liverpool per 3-0 tra le mura amiche ed ha ipotecato la finale di Madrid. I blaugrana hanno vinto con merito e, nonostante un secondo tempo passato per buona parte a difendere, hanno concretizzato al massimo quasi tutte le opportunità avute. Il Liverpool non ha demeritato e, forse, il passivo è stato troppo pesante. Sicuramente sono state le giocate dei singoli a indirizzare la partita ma, dal punto di vista tattico, si sono potute osservare diverse situazioni.

Klopp ha schierato un 4-3-3 con Wijnaldum falso nueve, che avrebbe dovuto creare spazi abbassandosi a ricevere palla; tentativo fallito per quasi tutto il match essendo, l’olandese, un giocatore bravo a inserirsi da dietro piuttosto che a giocare spalle alla porta. I Reds hanno attuato un pressing ultra-offensivo in cui gli attaccanti aggredivano i terzini, Fabinho si alzava per prendere in consegna Rakitic e Milner si spostava sulla sua destra per contenere le manovre offensive dei locali su quel lato. La difesa, inoltre, era altissima e nei primi minuti il Barcellona è riuscito a sfondare centralmente solo con delle giocate individuali di Messi, bravo a fuggire in dribbling a Fabinho e Keità. Il cambio forzato di quest’ultimo con Henderson, nonostante abbia aggiunto fisicità al centrocampo, ha tolto dinamismo e ha permesso agli uomini di Valverde di trovare maggiori spazi. L’allenatore spagnolo, in fase di non possesso, ha posizionato sugli esterni Coutinho e Vidal in un 4-4-2 che, in fase di possesso, si trasformava in una sorta di 3-4-3 e prevedeva l’allargamento dei centrali difensivi con il leggero abbassamento tra loro di Busquets e l’innalzamento dei terzini sulla linea dei centrocampisti (specialmente J. Alba a sinistra, lato più utilizzato in fase offensiva). Contemporaneamente, per lasciare spazio a quest’ultimo, Coutinho si accentrava avvicinandosi molto a Messi e Suarez.

La partita si è giocata con un ritmo altissimo e si è basata sulla costante ricerca dell’uno contro uno. Klopp non si è preoccupato di costruire una gabbia attorno a Messi ma ha lasciato che lui e gli altri blaugrana fossero affrontati individualmente dai rispettivi uomini nella zona di competenza. Nel calcio moderno la capacità di saltare l’uomo è fondamentale per creare la superiorità numerica e, spesso, le partite sono decise dall'esito dei duelli individuali: più se ne vincono, più alta è la probabilità di vittoria. Le migliori occasioni degli inglesi, infatti, sono nate proprio da 1vs1 (o 2vs1) sulle fasce a cui, però, non è seguita un’adeguata finalizzazione. Il Barcellona, invece, è stato più bravo nel materializzare in gol le occasioni prodotte, anche se le tre nei minuti finali dovevano essere concretizzate. Gli spagnoli hanno cercato di sfondare per vie centrali e sulla sinistra: proprio da qui è nato il primo gol. Grande cross di Alba per Suarez che è sbucato tra i due difensori centrali; impreparato in questo caso Van Dijk, che non ha seguito il taglio sul primo palo dell’attaccante. Nel raddoppio del Barça, invece, è stato bravo Messi ha crearsi lo spazio fra le linee e ad iniziare e concludere l’azione, ma ha goduto di troppa libertà, mentre nella terza rete c’è solo da togliersi il cappello di fronte a una giocata individuale che ci ricorda come moduli e schemi da lavagna tattica restino sempre secondari rispetto alle abilità dei singoli atleti.

Un’idea di calcio alla squadra va sempre data affinché questa assuma una identità riconoscibile e in cui i calciatori stessi si riconoscano e la partita di stasera dimostra ampiamente che il Barcellona di Valverde e il Liverpool di Klopp ce l’hanno. Ci dimostra anche, però, che alla fine, la differenza la fanno i giocatori in campo e le loro caratteristiche, e che tra avere Messi o non averlo, c’è una differenza, ad oggi, incolmabile.

Messi esulta
Fonte: l'autore Marco Annesanti

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