Balotelli: parabola decadente di un campione mancato

Svincolato e snobbato dalle big italiane, si allena con i dilettanti

di Riccardo Sanna
Riccardo Sanna
(53 articoli pubblicati)
Brescia Calcio v US Lecce - Serie A

Con il talento si nasce, ma per entrare nella storia spesso non basta

Una dote innata, il talento. Molto più che una normale attitudine: è la capacità di rendere semplici cose che per gli altri sono difficili o comunque richiedono più tempo. Ma se è vero che questa magia si sviluppa senza alcuna volontà, è anche vero che chi detiene talento ne deve fare buon uso. Deve saperlo ascoltare, lo deve assecondare. Deve allenarlo, forgiarlo, a tratti anche domarlo. Il talento è un'arma a doppio taglio: può spianare la strada e a un certo punto, se mal gestito, ne offusca il sentiero. Ciò che è chiaro è che le persone dotate di talento sono persone fortunate. E spesso di questo si dimenticano, talvolta mandando la propria carriera (o peggio la loro vita) a rotoli, senza riuscire a riacciuffarla.

Mario Balotelli è il classico esempio di atleta talentuoso incapace di convivere con questo "fardello". A tal punto che si è giunti a parlare di lui più che per le goliardate che per le gesta sul campo. Lui che con la casacca dell'Inter si impose in Serie A come nuova stella del calcio nostrano. La giovane promessa tutto estro e fisicità, le cui capacità straripanti fecero pensare a un fuoriclasse in erba predestinato al successo. Ma alle notevoli seppur altalenanti prestazioni in campo, ai contratti con i club prestigiosi, alle numerose chiamate e apparizioni in Nazionale, Balotelli ha sempre alternato i suoi deliri: le sciocchezze commesse le conosciamo tutti e sono tante, per cui mi pare superfluo perfino citarle. 

Soltanto l'anno scorso era arrivato a Brescia, nella sua Brescia, per imporsi nuovamente: ma è stato un flop. Accolto come un idolo dalla tifoseria, nulla è valso per evitare la retrocessione e i dissidi con il patron Cellino, sfociati poi in diatribe legali. Aveva affermato di voler riconquistare la maglia azzurra con Mancini, colui che l'aveva lanciato e pronto a concedergli l'ennesima opportunità: parole soltanto parole, citando Mina, e nulla più. Momenti di buio, questi e i tanti del passato, che hanno contribuito a far spazio alle tenebre su una carriera che poteva essere luminosa e sorprendente. E che invece, se non a sprazzi, non è mai decollata.

Senza squadra e con il valore totalmente ridimensionato, il trentenne italiano si allena con i dilettanti del Franciacorta. Una parabola inevitabile, una stella mancata nonostante le innumerevoli occasioni. 

Un antico proverbio sostiene che chi è causa del suo mal pianga sé stesso. E mi pare, in questo caso, piuttosto azzeccato.

Fonte: l'autore Riccardo Sanna

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