Balotelli si prepara all’ultimo Gp a Monza: “Why always me?”

"Chi è causa dei suoi mal pianga se stesso!": la carriera di super Mario piena di bizze e di prodezze è ormai sul viale del tramonto. Un vero peccato

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
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Balotelli

Mario Balotelli è andato al Monza: una notizia che parrebbe clamorosa ma che certifica il fallimento finale di una carriera che poteva andare in maniera completamente diversa.

Galliani lo ha voluto con sé in Brianza, dove dovrebbe saltare anche la panchina di Brocchi per fare posto a D'Aversa, nella speranza che SuperMario faccia la differenza almeno in Serie B!

Sappiamo già come andrà a finire: sarà l'ultimo flop per l'ex centravanti della nazionale che, senza più il paracadute di Mino Raiola, faticherà a trovare il benché minimo contratto negli anni a venire.

30 anni: un grande futuro dietro le spalle! Rimpianti? Ricordi? Scuse? Balotelli ha sempre fallito alla distanza, ormai sempre più corta, solo ed esclusivamente per colpa sua.

A 16 anni sembrava un fenomeno, e non solo per il fisico statuario che aveva sin da piccolo, ma anche per due piedi che solo a pochi eletti madre natura da. Titolare con Mancini a 17 anni in Serie A sembrava destinato a una vita calcistica ineguagliabile, di quella che solo i predestinati hanno nel Dna.

Ed è là che è nato il fallimento primario del bomber bresciano: si è subito montato la testa! Non ha rispettato le gerarchie e ha smesso di allenarsi come avrebbe dovuto. La passione per la sigaretta e per le donne (che, di suo, non sarebbe un problema per un ragazzo forte, con gli ormoni impazziti circondato da occasionissime mozzafiato) ha poi piano piano fatto perdere fette di talento e di tempo al giocatore.

Ed è venuta la notte e la nota, del tutto stonata, di Champions League contro il Barcellona: mentre i suoi compagni travolgevano i blaugrana imbattibili di Messi con Mourinho a diventare eroe per sempre dei nerazzurri, lui gettava a terra la sua maglietta e, presumibilmente, la sua carriera.

E cominciavano le sparatorie per "divertimento" a Milano sulle sue Ferrari, le liti con i compagni e il trasferimento in un paese ostile, la Gran Bretagna, direzione Manchester City dove avrebbe trovato il suo maestro Roberto Mancini. Eppure l'Inghilterra, la perfida Albione di Fantozziana memoria, per un "bad boy" come lui doveva essere ideale per esplodere. Un clamoroso primo scudetto dei Citizens nel recupero dell'ultima di campionato non è bastato per farsi amare all'Etihad e la sua avventura è finita molto male con accantonamento e lite tragica con il suo mentore...

In mezzo uno strepitoso europeo con l'Italia, che comunque scommise su di lui insieme a Prandelli, in cui la Germania fu vittima di due suoi grandissimi gol nel 2012. Mostrati i muscoli contro i teutonici, tutto sembrava ancora possibile. Ma nuove delusioni erano all'orizzonte quando arrivò l'approdo al Milan.

Le bizze del Balo erano all'ordine del giorno, ma almeno nel primo anno le sue prodezze, come lo scaldabagno tirato da 50 metri al novantesimo al Bologna, coprivano ogni magagna.

La nazionale lo escludeva definitivamente dopo l'atroce mondiale del 2014 a soli 24 anni con clamorosi gol sprecati contro il Costarica e un atteggiamento da star che dava fastidio un po' a tutti.

Il resto è storia di oggi, l'approdo ad Anfield con esiti incomprensibili: Mario passeggiava e gli altri correvano. Non scattò mai l'amore della Kop.

Una bella parentesi a Nizza, in un campionato però paragonabile a una media Serie B italiana, dove da idolo diventa odiato quando sceglie di andare a Marsiglia dove realizza otto reti in quindici gare.

E infine Brescia, dove il fallimento diventa epico: con la sua supponenza tradisce la squadra della sua città che punta su di lui con prestazioni al limite della decenza. Inaccettabili passeggiate in campo che portano, con il suo stile del tutto interessato a Twitter e alle dirette FB, a una "esaltante" retrocessione delle rondinelle in Serie B. E ora si andrà a fallire a Monza, inequivocabilmente!

"Why always me?", si chiedeva lui in Inghilterra. Ogni volta che veniva fischiato non era mai per il colore della pelle, nessun razzismo: era solo fastidio per il modo di affrontare la vita e uno sport amatissimo da tutti.

Balotelli
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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