Balon Mundial: a Torino il mondiale dei migranti

Il linguaggio universale del pallone al servizio dell'integrazione e della comunità

di Alessandro Antonioli
Alessandro Antonioli
(5 articoli pubblicati)
Foto di Luca Dalvit e Nio ENNE photograp

"Il calcio è uno sport universale. È lo sport più praticato al mondo. È semplice, bastano un pallone e un po’ di fantasia per giocare. Davanti a un pallone non importa quale sia il colore della tua pelle, la tua religione, che tu sia uomo o donna. Davanti a un pallone siamo tutti uguali. Per questo è nato Balon Mundial". Così si apre il sito del Balon Mundial, la coppa del mondo della comunità migranti di Torino e delle zone limitrofe. Tutto inizia nel 2007, da un'idea semplice: trovare un modo per far incontrare queste comunità. Non è scontato che i migranti di paesi diversi parlino fra di loro: sono divisi in tanti progetti di accoglienza, e poi le lingue rimangono differenti e le occasioni di incontro sono poche. L'obiettivo era (ed è tuttora)  fare squadra, in campo e fuori. Questa è la magia del calcio, conosciuto da tutti e capace di unire persone di diverse lingue e diverse culture: il calcio è uno strumento di socialità. Inoltre, quando scendono in campo i ragazzi dimenticano il male da cui spesso sono fuggiti. 

L'iniziativa ha preso piede ed è cresciuta nel tempo, così come il numero di squadre, che negli anni sono arrivate a rappresentare oltre 50 nazionalità. Inoltre, nel 2011 si è aggiunta la categoria calcio a 5 femminile, mentre un anno dopo è nata la Balon Mundial Onlus, che si prefigge non solo di gestire il Balon Mundial stesso, ma anche di proporre altre attività ai rifugiati richiedenti asilo, sempre a tema calcistico. Un esempio? Inserimenti lavorativi attraverso il calcio. 

Tommaso Pozzato, torinese classe '87, è uno degli organizzatori. Lavora in un progetto accoglienza a Carmagnola e nel tempo libero dedica energia e passione per preparare il Balon Mundial, in collaborazione con la città di Torino e con la Circoscrizione 7. Il torneo è gratuito grazie agli sponsor, che permettono così a tutti di potersi iscrivere senza costi. Quest'anno tutto il progetto è sostenuto da un progetto della FIFA, Football for Hope.

La vera forza del Balon Mundial, spiega Tommaso, è la sua incredibile capacità di far incontrare le comunità e, soprattutto, di aiutare queste comunità a crearsi. Proprio come testimonia la storia di Anssu, 21 anni, in Italia e a Torino dal 2016. L'anno scorso si è chiesto come mai, tra tutte le nazioni partecipanti, mancasse la sua, la Guinea. Così ha contattato Tommaso e si è messo in azione, cercando per tutta la città altri connazionali per creare la squadra. Per partecipare al Balon Mundial spesso vengono create delle vere e proprie associazioni sportive: in fondo, se vuoi vincere devi essere organizzato. Tra gli altri, l'hanno aiutato Chiara, l'educatrice che lo segue e che Anssu chiama affettuosamente "mamma", e Caterina, una volontaria. Dopo varie riunioni e una lunga fase di organizzazione, quest'anno la Guinea ha partecipato al torneo, ma la sua corsa si è arrestata agli ottavi di finale. Peccato, commenta Anssu, perché la squadra e l'allenatore sono ottimi, ma puntiamo a migliorarci per la prossima edizione. In ogni caso, anche in caso di sconfitta il torneo ha ricadute positive, racconta scherzando Tommaso: c'è chi trova lavoro, c'è chi trova una fidanzata, c'è chi trova amici veri. In campo e fuori si stringono relazioni, si creano ponti e non muri.

L'obiettivo del Balon Mundial, continua Tommaso, è quello di dare un calcio ai pregiudizi e alla discriminazione, costruendo una società dove la diversità è un valore. Al Balon Mundial si incontrano ogni anno i migranti e i residenti, ognuno con la sua storia e la cultura, per favorire l'integrazione. Insomma, per creare la Comunità con la "C" maiuscola.  Il Balon Mundial, gli fa eco Anssu, è importante perché il calcio è una cosa grande, di tutti. È l'essenza del mondiale: tutti uniti dalla stessa passione, per riscoprirci ancora una volta fratelli. In campo e nella vita. 

Il calcio femminile al Balon Mundial
Fonte: l'autore Alessandro Antonioli

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