Azzuri, ripartiamo dalla beata gioventù

Dopo lo storico fallimento mondiale, è l'anno zero per la Nazionale di calcio italiana. Ma quali sono le priorità?

di Francesco Riva
Francesco Riva
(17 articoli pubblicati)
Italy U21 v Morocco U21 - International

Anche chi vivesse sotto terra ormai sarebbe venuto a conoscenza del fatto che l'Italia, per la seconda volta in ottantotto anni non andrà al Mondiale. Un gigantesco fallimento. Da qualunque aspetto la guardi (sportivo, culturale, sociale, economico) la situazione è irrimediabilmente negativa. Ma come siamo giunti a questo? 

Che l'Italia non fosse più quella del glorioso passato era sotto gli occhi di tutti già da tempo, con le eliminazioni ai gironi negli ultimi due mondiali in Sud Africa e Brasile. Certo che, nessuno si sarebbe immaginato di non partecipare nemmeno ad una manifestazione che da sempre è sinonimo di Azzurro (infatti la Nazionale ha conquistato per ben quattro volte la vittoria). 

Il problema sta nel sottoporre tutte le componenti del sistema calcio italiano ad un'attenta ed oggettiva analisi, per comprendere quali siano state le cause di questa "punta dell'iceberg" quale è stata la mancata qualificazione a Russia 2018.

Mancanza di una dirigenza forte, che punti al rinnovamento delle vecchie istituzioni. La presidenza Tavecchio, già partita con pesanti riserve da parte del panorama calcistico italiano e dell'opinione pubblica, ha visto portare a compimento pochissime politiche positive a fronte di tante situazioni controverse. Il clima di incertezza che aleggia sulle elezioni è inoltre conferma dell'instabilità e della scarsa coesione tra le parti coinvolte in causa.

Crescita dei giovani che stenta a decollare. Forse per colpa degli stessi, ma anche per via di un sistema calcio che non lascia il tempo ai ragazzi di crescere, sbagliare e rialzarsi più forti di prima: troppe pressioni, da parte dei media, in primis. 

Rose troppo lunghe quelle delle compagini del massimo campionato. Infatti ciascuna conta un numero di giocatori tra tendente ai trenta effettivi: ma non sarebbe più congeniale tenere meno giocatori in prima squadra e completare la panchina con un maggior numero di giovani provenienti dalla Primavera? Altrimenti le possibilità di emergere si riducono. 

Il risultato avanti tutto preclude a molte società di sperimentare e permettere ai prospetti del nostro calcio di crescere, ripeto, anche attraverso gli errori. Il sistema calcio dovrebbe incentivare lo schieramento dei "ragazzini", magari facendo come nelle serie minori dove per regolamento devono partire dal primo minuto. 

Questione CT complicata da sbrogliare, ma forse questo è il problema minore da risolvere. La caratteristica fondamentale del nuovo Commissario Tecnico deve essere, indipendentemente da chi rivestirà tale incarico, la propensione all'innovazione correlata ad una giusta predisposizione al rischio. 

Ora che, senza senatori, senza certezze e senza nulla da perdere bisogna guardare al futuro la giusta ricette è: fiducia ai giovani.

Udinese Calcio v FC Internazionale Milan
Fonte: l'autore Francesco Riva

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