Attenta Juve, il Tottenham non è solo Kane!

Un viaggio nel pianeta degli Spurs, prossimi avversari dei bianconeri agli ottavi di finale di Champions League

di Ernesto Menegatti
Ernesto Menegatti
(2 articoli pubblicati)
Tottenham Hotspur

Primo colpo, prima casella: è andata più o meno così a Nyon. E' andata bene, da ipocriti dire il contrario, ma con le dovute precauzioni del caso. Troppa euforia legata a questo sorteggio, che definire benevolo mi sembra eccessivo, ma che, Besiktas a parte, era il migliore che potesse capitarci.

Parentesi sentimentale a parte, in quanto simpatizzante del team di Londra, è di vitale importanza non sottovalutare il Tottenham, nonostante la classifica della Premier li veda notevolmente indietro nella lotta per il titolo, quest'anno già ampiamente ipotecato dagli uomini di Guardiola. Chi pensa ai londinesi, pensa inevitabilmente all'uragano, quel centravanti moderno e decisivo che ormai da anni si è affermato per la sua qualità di gioco e per il numero di reti messe a segno. Harry Kane, quando in giornata, è in grado di creare gravi danni alle difese avversarie, proprio a mò di uragano, come il suo nome indica.

Ma gli Spurs non sono solo Kane e questo è bene che si sappia. La fase offensiva è certamente quella migliore dei ragazzi di Pochettino, il quale può vantare diverse frecce al suo arco; mi riferisco soprattutto a Dele Alli, giovane dal talento indiscusso, e ad Eriksen, dalla classe sopraffina ma dal rendimento discontinuo. Da non trascurare neanche il sudcoreano Son, utilizzato a singhiozzo ma pur sempre protagonista quando chiamato in causa.

Passati in rassegna gli uomini più noti, mi soffermerei su quello che, per me, è il reparto a cui prestare più attenzione e sul giocatore da cui hanno inizio praticamente tutte le azioni degli Spurs. Mediano di contenimento e dal piede caldissimo è, senza ombra di dubbio, Dier, ma il jolly da limitare è un altro: Dembelè. Il giovanotto di nazionalità belga è spesso poco considerato rispetto ai compagni, ma è quel giocatore che detta i tempi e che fa da frangiflutti nel centrocampo del Tottenham: tanta qualità abbinata anche alla quantità, che il 19 in maglia bianca è sovente in grado di conferire. Gli sia riservato un trattamento particolare.

Veniamo ora alle note dolenti per gli inglesi, che però potrebbero esser piacevoli per noi bianconeri: la retroguardia. Fino all'anno scorso reputavo i due interpreti esterni degli Spurs tra i migliori in quel ruolo, ma da quest'anno le cose son cambiate ed in peggio. Walker è stato ceduto ai Citizens, mentre Rose è quasi sempre alle prese con infortuni che ne limitano l'utilizzo; i loro naturali sostituti, Trippier e Davies, pur non essendo affato delle seconde scelte, non riescono, a mio modo di vedere, a garantire l'apporto pari a quello fornito dai due citati prima in passato. Inoltre, l'ingaggio di Aurier non è valso a sopperire alla partenza di Walker, in quanto il terzino africano, seppur avendo spiccate doti offensive, non è affidabile dal punto di vista comportamentale.

Ancora peggiore è la situazione al centro della difesa, con Vertonghen, uomo dall'affidabilità sufficiente e dall'esperienza media in campo europeo, e Sanchez, stopper colombiano strapagato all'Ajax che, nonostante il periodo d'ambientamento sia passato, non è parso all'altezza delle ambizioni dei londinesi. Al momento, l'indisponibilità di Alderweireld sta pesando e non poco sugli equilibri difensivi degli Spurs.

Ciò che francamente penso, dopo aver tentato di analizzare i punti di forza e quelli deficitari del Tottenham, è che la Juventus, giocando da grande squadra qual è, potrà certamente portarsi a casa questa qualificazione senza troppi patemi d'animo, ma magari solo soffrendo un pò a marzo, quando ci sarà da giocare a Wembley.

Infine, ma non per ultimo, una menzione speciale la merita sicuramente il Re Leone, Fernando Llorente: uomo prima che calciatore, persona vera e professionista ineccepibile che è rimasto nel cuore di tutti gli juventini come me. Sarà un piacere rivederlo allo Stadium, dove son sicuro che gli sarà riservata la standing ovation che merita.

Fonte: l'autore Ernesto Menegatti

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