Amarildo, la “riserva dimenticata” che decise i Mondiali del ‘62

Scopriamo il campione brasiliano che non fece rimpiangere il mitico “O Rei”

di Ciro Balestrieri
Ciro Balestrieri
(59 articoli pubblicati)
Amarildo

In molti sanno che Pelè riuscì nell’impresa di vincere ben 3 coppe del mondo in 4 edizioni, rispettivamente nel '58, '62 e '70 (quest’ultima contro di noi). Pochi però sono a conoscenza delle prestazioni del fuoriclasse brasiliano nel mondiale disputato in Cile nel 1962. Infatti Pelè subì un infortunio al piede nel secondo incontro della fase a gironi e dovette saltare il resto delle partite. Perciò non fu un protagonista come molti pensano, ma per lo più uno spettatore. Fu il suo compagno di reparto, il giovane Amarildo (soprannominato O Garoto), a prendere il suo posto al centro dell’attacco brasiliano. E già dal primo match giocato dal primo minuto non fece sentire l’assenza della “Perla Nera”. Infatti nell’ultima partita del girone contro la blasonata Spagna realizzò una doppietta che permise di superare gli iberici per 2 a 1 e di garantire il passaggio del turno alla propria squadra.

Contro l’Inghilterra nei quarti di finale è Garrincha a fare la differenza segnando due goal e scatenando il terzo su una sua punizione. Anche nella semifinale contro i padroni di casa del Cile è sempre il solito Garrincha a decidere l’incontro con un’altra autorevole doppietta insieme all’altra doppietta di Vavà. Nella finale contro la Cecoslovacchia il Brasile si trova in svantaggio grazie ad una rete di Masopust che vincerà il pallone d’oro a fine stagione. Ma come successo nell’unica altra gara in cui i verdeoro passarono in svantaggio, fu proprio il 21enne Amarildo a pareggiare momentaneamente. Nel secondo tempo O Garoto con una splendida azione personale servì un assist d’oro a Zito che libero davanti alla porta  incornò di testa il goal del vantaggio carioca. Poi Vavà  grazie ad una papera del portiere avversario ha completato l’opera siglando il 3 a 1 finale. Nonostante il miglior giocatore dell’edizione del mondiale sia stato senza ombra di dubbio Garricha che ha dimostrato tutte le sue qualità tecniche, Amarildo merita un occhio di riguardo perché ha contribuito in maniera decisiva alla vittoria della coppa del mondo pur essendo molto giovane e senza esperienza internazionale, oltre al fatto che essere chiamati a sostituire il grande Pelè nella manifestazione sportiva più importante non deve essere stato per niente facile. Purtroppo quando ti ritrovi a giocare nello stesso periodo calcistico dei favolosi 5 numeri 10 del Brasile (Garricha, Zagallo, Didì, Vavà e Pelè) è difficile ricordarsi di qualcun altro.

Però almeno i tifosi della Fiorentina lo ricordano ancora con affetto visto che “Il Monello” contribuì allo storico secondo ed ancora ultimo Scudetto della Viola nel campionato '68-'69. Prima della Fiorentina Amarildo militò nel Milan per diverse stagioni dove vinse una Coppa Italia e disputò la famigerata finale di coppa intercontinentale contro il Santos, nella quale mise anche a referto una doppietta all’andata che però non consentì ai rossoneri di portare a casa la coppa per colpa di un arbitraggio nelle gare di ritorno e dello spareggio che definire sciagurato sarebbe un grande complimento. Dopo l’esperienza nella squadra del giglio concluse la “campagna” italiana con la maglia della Roma.  Amarildo fu anche un giocatore con un caratteraccio alla Balotelli e Cassano. Riuscì in pochi anni nel campionato italiano a farsi espellere la bellezza di dieci volte nonostante fosse un attaccante, quasi tutte per proteste. Se fosse stato più a disposizione della squadra e si fosse controllato caratterialmente sarebbe potuto rimanere di più nei ricordi della gente, ma lui non è stato né il primo e non sarà nemmeno l’ultimo ad essere dimenticato dal grande pubblico per i suoi eccessi in campo, ma almeno il suo talento merita di essere ricordato da parte degli addetti ai lavori.

Fonte: l'autore Ciro Balestrieri

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