Amarcord di luglio: il grande “vecio” Bearzot a Spagna ’82

La vigilia di quella finale del Bernabeu, fu il momento delle scelte per consumare la più straordinaria delle rivincite.

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(404 articoli pubblicati)
bearzot

Il 10 Luglio del 1982 è stato per  me, che ero poco più di un bambino (avevo 9 anni), il primo duro scontro con la realtà. Mio nonno Francisco, la cui storia straordinaria è stata narrata anche a teatro, dopo una vita apparentemente tranquilla e senza squilli, moriva all'improvviso a Basicò a 73 anni. E' stato il primo lutto vero della mia vita, il primo grande dolore.

All'epoca ero interessato a tutto tranne che al calcio, eppure intorno a me, negli occhi del bambino che ero mi ricordo dell'entusiasmo crescente dopo la straordinaria vittoria sul Brasile. Scene di deliro anche a casa mia in Sicilia, dopo l'incontro del  Sarrià contro i leggendari verdeoro, con tuffo degli operai di mio padre in una angusta piscina da bambini rigorosamente distrutta. Erano tutti pazzi mentre io ero triste, ma da quel giorno cominciai ad amare questo strano gioco in cui 22 matti correvano dietro alla palla.

Spagna '82 è sempre identificata come il Mundial di Paolo Rossi e di Enzo Bearzot! Quel 10 Luglio, alla vigilia della finalissima del giorno dopo, il tecnico di Aiello del Friuli era molto agitato. Sapeva di essere vicino alla sua personale vittoria (che come al solito divenne di tutti, mentre la sconfitta sarebbe stata solo sua): era stato sbeffeggiato, contestato in ogni modo, lo consideravano un pazzo. Invece era una persona di buon senso che aveva capito l'importanza di creare un gruppo monolitico, un testardo che pensava, giustamente, che la nazionale dovesse essere un club esclusivo nel quale ci volevano delle caratteristiche tecniche e umane non comune e che non era alla portata di tutti.

Possiamo dire, senza ombra di tutto, che nel mondo del calcio e del giornalismo c'è stato un "prima e dopo Bearzot"! Nonostante la zona mista azzurra, inventata sembra da Gigi Radice e Trapattoni e portata in nazionale nel 1978 nel brillante, ma sfortunato, mondiale in Argentina, fosse all'improvviso una follia tattica e che le scelte del Commissario tecnico, inviso e antipatico a tutti i giornalisti dell'epoca fosse una follia.

Beccalossi e Pruzzo,  capocannoniere del torneo 81-82, furono rigorosamente ignorati  e ai mondiali andò Paolo Rossi, dopo 2 anni di squalifica  per calcio scommesse. C'erano tutti i presupposti per fallire , e la stampa andò giù dura. Bearzot per cementare il gruppo (dopo il deludente e miracoloso passaggio del turno nel girone con Perù, Polonia e Camerun, con il fantasma di Paolo  Rossi che vagava per il campo), si inventò il silenzio stampa. Nessun avrebbe parlato con i giornalisti  tranne il porta voce Zoff, già di suo non troppo loquace

Il nostro Commissario Tecnico aveva molta fiducia nel suo gruppo e nel girone di ferro avvenne il miracolo. Inutile raccontarvi le vittorie su Argentina e Brasile, lo han fatto tutti e altrettanto superfluo raccontare che la Polonia fu cancellata in semifinale. Con le reti indovinate di chi? Paolo Rossi! Scommessa vinta quella con Pablito, contro il mondo intero Bearzot, ostinatamente e meravigliosamente (col senno di poi) cocciuto nelle sue scelte. Quel 10 Luglio eravamo alla vigilia della storia, si doveva vincere! Chissà cosa ha sognato quella notte il "vecio" (così veniva soprannominato)...

Ormai non ci si poteva fermare e nonostante l'infortunio di  Antognoni, in semifinale, e di  Ciccio Graziani dopo 7 minuti in finale con i tedeschi, schierando poi un diciottenne che sembrava il più vecchio di tutti in campo (lo Zio Bergomi) arrivò il trionfo! La rivincita di un uomo vero, che non seguiva le mode e gli istinti del momento. Enzo Bearzot fu il simbolo dell'epoca, come il grande presidente Pertini che esultò in barba ad ogni prassi istituzionale di fronte al re di Spagna e al cancelliere tedesco. L'odio divenne amore e ci abbracciammo tutti invadendo le strade italiane con mezzi e bandiere di ogni genere. Era arrivato il giusto premio a un uomo che voleva vincere contro tutti! Si era realizzata la leggenda di Spagna 82: ecco cosa resterà di quegli anni ottanta. Grazie Enzo!

epa02503812 FILE A July 1982 file photo
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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