Alla caccia dei colpevoli: perchè l’Italia non si è qualificata per il Mondiale?

E' inevitabilmente iniziato il processo mediatico contro la Nazionale. E' già un tutti contro tutti, ma deve salvarsi solo chi lo merita.

di Rinaldo de Palma
Rinaldo de Palma
(8 articoli pubblicati)
Italy v Sweden - FIFA 2018 World Cup Qua

Per la Nazionale italiana di calcio la partita di San Siro segna la fine di un ciclo fatto di giocatori e allenatori che ne hanno fatto la storia recente. Le lacrime di Buffon rappresentano lo stato in cui si è ridotta una delle nazionali più titolate al mondo: giocatori al capolinea, allenatori inadatti e una federazione non in grado di valorizzare un movimento che sta vivendo uno dei periodi più bassi della sua storia.

Nelle ore scorse è cominciato il processo mediatico. Sul banco degli imputati stanno sfilando tutti i protagonisti: Ventura, i senatori, le giovani promesse e  i vertici della federazione, che dal mio punto di vista hanno maggiori colpe ma non sono i principali responsabili.

Ma andiamo con ordine. Ventura è un buon allenatore, ha fatto molto bene in serie A con squadre medio piccole senza mai allenare un gruppo di giocatori di caratura internazionale. Lo sanno tutti che non è la stessa cosa e questo doveva essere sufficiente a non considerare la sua candidatura per la panchina azzurra. Eppure è stato indicato come l’uomo giusto per risollevare un movimento in declino facendo un buon mondiale. Sappiamo tutti com’è andata a finire. Per Ventura un concorso di colpe, ha fatto del suo meglio ma la verità è che non doveva essere lì.

I calciatori. Un commissario tecnico dovrebbe lavorare con la miglior selezione di atleti, dovrebbe schierarli in campo in base alle loro capacità tecniche guardando al loro stato di forma e le recenti prestazioni nei rispettivi club. Negli ultimi anni si sono alternati giocatori più o meno a fine carriera considerati lo zoccolo duro su cui far crescere un gruppo di giovani talenti. Teoricamente non fa una piega peccato che in realtà la maggior parte di loro è rimasta in panchina a guardare i più anziani arrancare in campo correndo dietro ad avversari con più gamba e lucidità. Come per l'allenatore anche qui ci troviamo nella classica situazione del trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. A mio avviso è sano che un gruppo sia formato da senatori che guidano le nuove leve, ma non che le oscurino. I calciatori esperti dovrebbero capire quando è il momento di mettersi da parte e lasciar spazio a chi ha una voglia matta di vincere tutto, dovrebbe aiutare i nuovi ad inserirsi nell'ambiente, lavorare nello spogliatoio, farli crescere in allenamento. Gli atleti più saggi decidono di uscire di scena nel momento più alto della loro carriera. I nostri senatori hanno scelto di immolarsi per la maglia nel modo sbagliato ossia mettendosi in prima linea senza averne più le capacità fisiche.

I vertici della Federazione. Tavecchio doveva essere il punto di rottura con il passato. Su alcuni punti ci è riuscito ma non sulla nazionale e la Serie A. La FIGC continua a non riuscire ad imporre una programmazione valida che permetta al C.T. di fare il suo lavoro e preparare adeguatamente un gruppo per europei e mondiali. Speriamo che questa esclusione provochi un moto di orgoglio e faccia agire la Federazione come dovrebbe.

Concludo citando quelli che secondo me hanno maggiori colpe in tutta questa vicenda: i club del nostro campionato. In Italia non siamo capaci di avere un approccio imprenditoriale a medio lungo periodo e non conosciamo il failure model. Vogliamo tutto subito impedendo ai nostri talenti di crescere e soprattutto di sbagliare. Noi tifosi siamo i primi a pretendere, invece di credere nei progetti e aspettare i risultati.

Il vecchio agio è sempre valido, chi va piano va sano e va lontano. Il nostro calcio ha subito lo spot più pesante della sua storia, è arrivato il momento che la federazione cambi le carte in tavola e riformi tutto il sistema. Sulla Gazzetta di oggi c’è una splendida analisi su come poter riformare tutto, vi invito a leggerla sperando che lo spunto arrivi a chi di dovere.

Abbiamo raggiungo il fondo e lo stiamo raschiando. Adesso che ne siamo consapevoli dobbiamo tutti rialzarci e ripartire perché un mondiale senza Italia non è un vero mondiale.

Fonte: l'autore Rinaldo de Palma

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