Al nuovo Milan servono chiarezza e solidità finanziaria

Per rinascere serve innanzitutto una proprietà che non agisca nell'ombra, ma soprattutto degli investimenti duraturi che riportino il club dove merita di stare.

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(79 articoli pubblicati)
AC Milan v SS Lazio - TIM Cup

L'arrivo in elicottero, la Cavalcata delle Valchirie di Wagner in sottofondo, l'Arena di Milano gremita un'ora prima dell'arrivo del nuovo proprietario. Il 18 luglio 1986 è lo spartiacque della storia del Milan, divisa tra epoca pre-berlusconiana e post-berlusconiana. Un'entrata in scena maestosa, mai vista prima, quasi a voler sottolineare la potenza di un uomo che sarebbe poi diventata la potenza di una squadra. 28 trofei in 30 anni, tra cui cinque Champions Legaue e otto scudetti hanno reso il Milan uno dei marchi più importanti a livello globale, nonché una delle società più vincenti della storia del calcio. 

La voglia di ritornare a primeggiare era più o meno la stessa nell'estate dello scorso anno. Il poco conosciuto Yonghong Li, imprenditore cinese, aveva acquistato il Milan ad aprile per una cifra attorno ai 740 milioni di euro. I dubbi erano già venuti in superficie durante la trattativa stessa e poi nei mesi successivi, grazie ad un reportage della Gazzetta dello Sport che una volta arrivata in Cina aveva trovato gli uffici dello stesso Li completamente vuoti e pieni di computer rotti. Un'altra inchiesta del New York Times, qualche mese più tardi, aveva invece scoperto che le miniere che l'imprenditore cinese diceva di possedere non erano in realtà sue. La presunta mancanza di fondi adeguati per imbarcarsi in un'impresa del genere, il suo patrimonio si aggira attorno ai 505 milioni di euro, viene però smentita dalla campagna acquisti: il Milan, spendendo 240 milioni circa, compra ben undici giocatori, riuscendo addirittura a portare a casa una bandiera della Juventus come Bonucci. Tutto sembra andare a gonfie vele ma, complice una stagione al di sotto delle aspettative da parte della squadra, le certezze su Yonghong Li iniziano a sgretolarsi. Elliott, il fondo di investimento americano che ha prestato denaro a Li per chiudere l'affare, sta iniziando a chiedere di riavere i suoi soldi con i dovuti interessi, e sembra che l'imprenditore cinese faccia fatica a restituirglieli. Di prestito in prestito, Yonghong Li sembra riuscire ad estinguere il debito, ma una volta arrivati in fondo, ai 32 milioni finali da restituire, sembra che Mister Li abbia finito il carburante

É notizia di stamattina che Elliott è ufficialmente diventato proprietario del Milan. C'é stato un ultimo tentativo, nella notte, di vendere il Milan a Rybolovlev , presidente del Monaco, ma è stata una fumata definitivamente nera. Sarà Paul Singer, leader del fondo, a decidere a chi affidare il futuro di questa gloriosa società. Per ora i concorrenti sono due, Rocco Commisso, fondatore di Mediacom, e la famiglia Ricketts, già proprietaria della squadra di baseball dei Chicago Cubs, mentre Stephen Ross, capo dei Miami Dolphins (NFL) è più defilato.

Le parole chiave per riportare il Milan dove merita, chiunque sarà il prossimo líder maximo, sono due: chiarezza e solidità finanziaria. La prima è alla base degli investimenti in qualsiasi campo della società. Se si vuole acquisire una compagnia, qualunque essa sia, si devono svolgere le operazioni con trasparenza e alla luce del sole, così da risultare sempre credibili e agli occhi di tutti. Con quello che ha fatto, Yonghong Li ha perso una reputazione già di per sé debole, andando a rovinare non solo la sua immagine, ma anche quella di un club che merita sicuramente di meglio. Il secondo punto rappresenta invece il pilastro su cui costruire il successo duraturo di un club, che esso sia di calcio, di baseball o altro. Solo con investimenti pianificati e a lungo termine si può pensare di rinascere in grande. Il denaro serve ovviamente, e più un uomo ne ha meglio è. Il mix di questi due elementi è ciò che serve ai rossoneri per ritornare a occupare i posti che contano, prima in Italia e poi successivamente in Europa. La vendita del club in mani sicure è solo il primo passo di un lungo cammino che, se percorso senza scorciatoie ombrose, riporterà il Milan dove merita di stare.

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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