Al calcio Messi e Cristiano non bastano più

Dal trionfo del Liverpool dello scorso anno alla finale Bayern-PSG la Champions ha raccontato l'incapacità di Barcellona e Juventus di stare al passo coi tempi.

di Nicola Coppola
Nicola Coppola
(10 articoli pubblicati)
Cristiano Ronaldo e Leo Messi

Passeranno anni prima che possa rivedersi una simile rivalità: Leo e Cristiano, così iconici, così diversi, così influenti. Rivalità senza pari nella storia del calcio, assimilabile a grandi duelli del tennis, dei motori. Messi contro Ronaldo è stato qualcosa di molto simile a Senna vs. Prost o a Federer vs. Nadal.

Il calcio è uno sport diverso dalla F1 o dal tennis. Si vince e si perde - se non proprio in undici - in sette, in otto, in nove. La differenza fra i valori tecnici, tattici e fisici aggregati di due squadre produce un risultato, insieme con tutte le variabili del caso. Nessuno vince da solo e la verità è che nessuno lo ha mai fatto. Certo, ci sono stati giocatori determinanti, capaci non di vincere da soli, ma di dare almeno quell'impressione lì al pubblico, agli appassionati, agli addetti ai lavori. Per merito di una leadership tecnica - nel caso di Cristiano, anche carismatica - indiscutibile e quasi prepotente, i due hanno illuminato le proprie doti e nobilitato le proprie squadre, catalizzando l'attenzione di miliardi di appassionati nel mondo. Pregi e difetti - soprattutto i secondi, probabilmente - dei rispettivi compagni di squadra sono passati in secondo piano, per poi venire impietosamente a galla. 

Aver considerato Iniesta, Xavi, Rooney, Tevez, Dani Alves, Neymar, Benzema, Suarez, Marcelo, Kroos, Ramos calciatori normali è stato un errore imperdonabile. Indotto, certamente, dalla luce impressionante emanata dalle due stelle più brillanti. D'altra parte, errore ancora più evidente - nella trappola sono cascati i rispettivi club, il Barcellona e la Juventus - è stato quello di vedere in Messi e Ronaldo la strada più sicura per superare i propri mascroscopici limiti (difensivi per i catalani, di creazione e finalizzazione del gioco per i piemontesi). Per ragioni anagrafiche le accelerazioni di Messi sono diventate sempre meno frequenti dentro la partita e gli 1vs1 di Cristiano sempre meno efficaci, ma i problemi dei loro club non risiedono lì. La  totale deresponsabilizzazione dei loro mondi è stata la mossa suicida di Barcellona e Juventus. Tutta la produzione offensiva dei bianconeri passa dai piedi di Cristiano Ronaldo, l'unico a provarci nella doppia sfida al Lione. Quanto a Messi, l'ossessiva pretesa di centralità nel gioco del Barcellona ne ha fatto una squadra prevedibile: a Griezmann, pagato 120 milioni di euro all'Atletico Madrid, è stato chiesto di convivere tatticamente con Leo piuttosto che di incidere sul gioco e sul risultato. Bernardeschi a Torino ha realizzato una sola rete in campionato, inaccettabile per l'esterno d'attacco titolare di una squadra come la Juventus: le responsabilità del giocatore sono chiare, ma un gioco finalizzato a mettere sempre e comunque Ronaldo nelle condizioni di incidere in prima persona ha fatto la sua parte e rischia di bruciare anche Kulusevski, dopo aver messo in discussione perfino Dybala. 

Nonostante le stranezze del post-lockdown e un calendario abbordabile, alla finale di Champions League sono arrivate le squadre più meritevoli. Il Bayern Monaco, come da tradizione, ha puntato sulla forza del collettivo, sull'equilibrio fra i reparti - si fa fatica a trovare un punto debole ai bavaresi - per esaltare le capacità realizzative di Lewandowski e di un sorprendente Gnabry. A Parigi Tuchel ha trasmesso a Neymar la cultura del sacrificio che Mbappé e Di Maria già possedevano e in nome dell'equilibrio - inteso stavolta come equilibrio sul campo - ha piazzato un centrale difensivo (sebbene tecnicamente assai dotato) qual è Marquinhos a leggere il gioco in mezzo al campo. La capacità di fornire soluzioni differenti, siano esse tecniche o tattiche, o tutte e due insieme, è stata la principale risorsa dei grandi club nati (o rinati) negli ultimi anni, assieme all'atletismo e ad una smisurata voglia di vincere. Se il calcio vuole godersi appieno ancora un po' Messi e Cristiano, è necessario che il mondo del calcio capisca che a se stesso i due fenomeni non bastano più.

Fonte: l'autore Nicola Coppola

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