Ad10s Pibe de Oro – Il mondo ha perso il più grande mito del calcio

L'ex Pibe de oro, per molti il più grande giocatore della storia del calcio è morto.

di Antonella Borandi
Antonella Borandi
(20 articoli pubblicati)
Diego Armando Maradona il mito del calci

 Adios al mito del calcio, il grande Diego Armando Maradona è deceduto per un infarto nel centro residenziale Villanueva a Tigre, località a nord dell'area metropolitana di Buenos Aires in Argentina, dove stava trascorrendo la convalescenza dopo l’operazione al cervello di fine ottobre.

In Argentina il fiume di uomini, donne e bambini che ha atteso per ore, molti per tutta la notte, di poter entrare nella storica Casa Rosada di Buenos Aires per rendere l'estremo omaggio a colui che ha sublimato l'Argentina nel mondo. Una maestosa processione laica, a tratti caotica, iniziata alle 6 del mattino e continuata per tutto il giorno, segnata dalle lacrime e dal dolore ma anche da incidenti e scontri nel pomeriggio, per ragioni di sicurezza la Casa Rosada è stata chiusa nel pomeriggio, nonostante ci fossero ancora migliaia di persone ad attendere da ore, addirittura è stato licenziato in tronco un operatore delle pompe funebri per essersi fatto un selfie accanto al campione nella bara.

Lutto anche a Napoli, con un pellegrinaggio continuo nei luoghi speciali per il calciatore argentino, da Posillipo, a Ciro a Mergellina, ai quartieri spagnoli e i murales dedicati con l’immagine di Totò, Pino Daniele, Troisi e adesso anche Maradona.

Idolo indiscusso della città, Maradona ha lasciato un segno indelebile a Napoli: dall’84 al ’91 ha trascinato il club alla vittoria di 2 scudetti, di 1 Coppa Italia e di 1 Supercoppa italiana.

Fumogeni e cori da stadio, tra cui il celebre “Ho visto Maradona”, fuori del San Paolo, che presto diventerà lo Stadio Diego Armando Maradona, mentre il Napoli stava disputando l’incontro di Europa League con il Rijeka facendo il loro ingresso con la maglia numero 10 sulle spalle e con il nome dell'indimenticabile campione scritto sulla casacca azzurra per la prima partita della squadra partenopea senza il suo Re.

Personalmente non dimenticherò mai l’immagine della sua bocca che si muove lentamente, le sue labbra che si gonfiano prima di sputare fuori tre semplici parole: “Hijos de puta“, all’ingresso della finale di Italia ’90 all’Olimpico e la sua “Mano de Dios” per il gol all’Inghilterra nei quarti di finale ai mondiali del Messico del 1986.  

Morto nella stessa data del mitico George Best e di Fidel Castro, questa strana coincidenza, un filo rosso che li lega nella loro fatidica ora, Buffa nel video dedicato ha paragonato Maradona con Mohammed Alì in una definizione che condivido pienamente come quel caso sportivo eccezionale dove l’uomo e l’atleta non possono essere separati.

Mi piace immaginarmelo mentre si avvia verso il Cielo con l’immagine ormai virale dei supereroi che s’inchinano al suo passaggio sulle note di “Allora sì” di Pino Daniele.

Adios piccolo grande uomo, adios campione del mondo.

Fonte: l'autore Antonella Borandi

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