A 33 anni per “rinascere” una seconda volta. La “nuova”parabola di CR7

Il portoghese sembra non aver iniziato con il piede giusto la nuova avventura in Serie A. Questione di ambientamento, ma soprattutto di anagrafe

di Antonio Salvati
Antonio Salvati
(78 articoli pubblicati)
CR7

C'era una volta, tanto tempo fa, diciamo un paio di migliaia di anni, un uomo di 33 anni. Si chiamava Gesù, il primo cristiano che il mondo ricordi e non se la passava tanto bene, nonostante con la sua abilità riuscisse a fare cose eccezionali. All'età di 33 anni, Gesù fu crocifissso.

Circa 2018 anni dopo, a Torino, un altro Cristiano diventa protagonista dell'affare dell'anno. Ha 33 anni anche lui, ed è capace di fare cose incredibili, con il pallone. Purtroppo, come il suo predecessore, vive, a quest'età, un momento particolarmente delicato. Da lui, i suoi tifosi (e non solo loro) si aspettano miracoli, così come millenni, come la leggenda narra, era solito fare Gesù, ma questi miracoli stentano ad arrivare.

Le aspettative, si capisce, verso un calciatore per il quale sono stati spesi cento milioni di euro, che può vantare un palmares che nessun'altro può esibire, che percepisce un salario netto di 31 milioni, sono decisamente altissime, ma questo Cristiano (Ronaldo), per quanto sia in grado di fare cose incredibili, non può fare miracoli come il suo predecessore.

Per il momento, sono tre partite nelle quali il portoghese è ancora a secco, di gol e di assist e tanto basta per metterlo "sulla croce", vittima dei suoi aguzzini giornalisti, tifosi, amanti del calcio e chiunque altro possa dire la sua. Già qualcuno storce il naso, già qualcuno pensa che Cristiano Ronaldo non sia più quell'affare clamoroso per cui si gridava al miracolo solo due mesi fa. "Ridateci Barabba", urlavano duemila anni fa, oggi qualcuno vocifera "Ridateci Higuain".

Siamo seri, uno come CR7 non si può discutere, ma è oggettivo come il portoghese stia affrontanto un periodo un po' floscio della sua carriera. Qualcuno, forse, dimentica, il finale di stagione con il Real Madrid, decisamente in tono minore, costituito da una doppia semifinale e finalissima di Champions davvero poco esaltante. Altro che miracoli. E forse, qualcun'altro dimentica che il Mondiale di Cristiano sia stato piuttosto deludente, sebbene condito da quattro reti. L'estate non ha portato benefici, almeno per il momento e, certamente, il calarsi in una realtà calcistica così diametralmente opposta a quella spagnola, come la Serie A, non è stato un toccasana.

Non che il campionato italiano sia, improvvisamente ritornato ed essere il più bello e spettacolare del mondo, questo no. Sicuramente il più duro, per il modo in cui si concepisce il calcio: difese arroccate in trenta metri, marcature raddoppiate o addirittura triplicate sul fenomeno di turno. Toh, parlando di fenomeno, mi torna in mente Ronaldo, l'altro, il brasiliano, attorno a cui, vent'anni fa venivano riposte le stesse, altissime, aspettative che si hanno oggi, per Ronaldo, il Cristiano.

Ma CR7, dicevamo, ha 33 anni, non più un giovanotto nonostante sia in condizioni fisiche invidiabili a colleghi dalla metà dei suoi anni, e un fisico che va gestito in maniera minuziosa. Anche la scorsa stagione, Cristiano iniziò in sordina, aumentando condizione e rendimento col passare dei mesi, e probabilmente sarà così anche quest'anno. Non si preoccupino, Cristiano segnerà i suoi gol, non come al Real Madrid, ma segnerà.

Alla Juventus non credo siano in ansia per queste prime tre partite a secco di gol. CR7 è stato preso per due motivi fondamentali: vincere la Champions (visto che per il campionato bastava tenersi Higuain) e incamerare soldi grazie all'immagine del calciatore. Nel primo caso, la soluzione all'equazione CR7=Champions a Torino è ancora da verificare, nel secondo caso, l'uguaglianza CR7=denaro in entrata sia stata già ampiamente soddisfatta e darà ancora i suoi frutti.

Ci si aspetta, dunque, solo la resurrezione. A 33 anni, il primo Cristiano, Gesù riuscì nell'impresa. A Torino attendono con ansia la rinascita del loro Cristiano, magari già tra un paio settimane. E se, possibile, moltiplicando gol e assist. Certo, non saranno come i pani e i pesci, ma a Torino, sicuramente, gradiranno lo stesso.

Fonte: l'autore Antonio Salvati

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