12 e 22: il calcio dà i numeri!

Continuiamo il nostro viaggio fra i numeri del calcio

di Marco Fiammetta
Marco Fiammetta
(80 articoli pubblicati)
12 bianco e 22 rossonero

Fino alla metà degli anni novanta i calciatori che scendevano in campo al fischio d'inizio indossavano maglie numerate dall'1 all'11. Senza eccezioni. O quasi, come abbiamo già avuto modo di raccontare. La numero 1, opportunamente di colore diverso rispetto alle altre, era destinata al portiere titolare, mentre la 12 alla sua riserva. Nelle fasi finali delle competizioni per squadre nazionali solitamente al terzo portiere veniva assegnata la 22. 

Fra i portieri legati al numero 12 ricordiamo Julio Cesar, che lo indossò nelle sue prime stagioni all'Inter. Oltre ad avere conquistato cinque scudetti consecutivi (il primo, nel 2006, a tavolino), il portiere brasiliano conquistò la Champions League nel 2010. Dopo il trionfo europeo abbandonò il l'abituale 12 per passare al più tradizionale numero 1. Col Brasile vinse tre titoli: la Copa America del 2004 e le Confederations Cup del 2009 e del 2013: in quest'ultima occasione col 12 sulla schiena. Julio Cesar concluse la carriera dove l'aveva iniziata: al Flamengo, indossando il numero 12 che era stato precedentemente ritirato in omaggio ai tifosi.

In occasione della Confederations Cup vinta da Julio Cesar in Sudafrica nel 2009, la mitica numero 10 del Brasile era indossata da Kakà che nel Milan indossava il numero 22. Nel 2007 visse un anno trionfale conquistando, con la maglia rossonera, la Champions League (capocannoniere con 10 reti), la Coppa del Mondo per club ed il Pallone d'Oro. Quell'estate si trasferì al Real Madrid dove, per rispetto verso la sua precedente esperienza, decise di cambiare numero scegliendo l'8. 

Il protagonista assoluto della finale di Champions League del 2010, vinta dall'Inter di Julio Cesar, fu Diego Milito. Il centravanti argentino, infatti, realizzò entrambe le reti della sfida del Santiago Bernabeu vinta contro il Bayern Monaco. La sua maglia nerazzurra portava il numero 22, scelto in occasione della sua militanza al Saragozza (allora l'altro numero libero era il 2, poco consono ad un centravanti). Al contrario del portiere brasiliano, il principe mantenne il proprio numero anche in occasione della vittoria nella Coppa del Mondo per club dello stesso anno.

Nel Brasile vincitore alla Confederations Cup del 2013, insieme a Julio Cesar c'era Marcelo che indossava il numero 6. Il terzino del Real Madrid, però, sin dal suo arrivo nella capitale spagnola (nel 2007) aveva sempre portato il numero 12. Con la maglia delle merengues, Marcelo conquistò in quattro occasioni l'accoppiata Champions League - Coppa del Mondo per club (nel 2014 e dal 2016 al 2018).

Il difensore brasiliano condivise quei successi madrileni con Isco. Il fantasista spagnolo, dopo avere indossato il 22 del Malaga, giunse al Real nel 2013. Il suo numero preferito era indossato da Angel Di Maria, quindi optò per il 23. Al termine di quella stagione i blancos conquistarono Champions League e Coppa del Mondo per club. Nell'estate successiva, dopo la partenza dell'argentino per Manchester, Isco riprese il proprio numero fortunato col quale partecipò ai trionfi del triennio 2016-2018.

Brasiliano, terzino sinistro e numero 12 della propria squadra di club, ma non è Marcelo. Ha vinto cinque scudetti consecutivi, ma non è Julio Cesar. Giunto alla Juventus nell'estate del 2015, Alex Sandro scelse il 12 in onore dell'amico Hulk. Da allora ha conquistato ogni anno il titolo di campione d'Italia.

Un numero 12 al quale gli sportivi italiani sono molto affezionati è quello che ha accompagnato Niki Lauda e la sua Ferrari nel campionato mondiale di Formula 1 del 1975. Le vittorie ottenute sui circuiti di Montecarlo, Zolder (Belgio), Anderstorp (Svezia), Le Castellet (Francia) e Watkins Glen (Stati Uniti) hanno permesso al pilota austriaco di conquistare il mondiale piloti che il cavallino rampante aspettava dal 1964 (vittoria di John Surtees). Lauda avrebbe poi conquistato altri due titoli mondiali: nel 1977, sulla Ferrari numero 11, e nel 1984, sulla McLaren numero 8.

Fonte: l'autore Marco Fiammetta

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