11 Marzo 2018: l’ultimo saluto al Capitano della Fiorentina

Domenica al "Franchi" è andata in scena Fiorentina - Benevento, una partita che non sarà mai ricordata come se fosse una qualunque.

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(105 articoli pubblicati)
Saluto al Capitano

Firenze, domenica 11 marzo 2018, ore 13 circa: Vitor Hugo, difensore brasiliano classe 1991, stacca più in alto di tutti negli sviluppi del calcio d’angolo battuto da Saponara: Fiorentina 1, Benevento 0. Risultato che non cambierà. Pare la cronaca in breve di una giornata come tante, il racconto stringato di una banale partita di calcio come le altre. Ma questa non è una partita come tante e il gol non è una segnatura come le altre. È il primo gol della Fiorentina del dopo Astori, il primo piccolo urlo di sollievo in una settimana che definire straziante è dire poco e niente. 

Che tipo d’atmosfera si respiri al “Franchi” poco prima del fischio d’inizio lo racconta meglio di tutti David Guetta, omonimo del famoso deejay che segue la Fiorentina da 35 anni: “hai il groppo in gola quando vedi due signori di cinquant’anni a dieci metri da te piangere come bambini al momento dell’ingresso in campo delle due squadre”. Troppo dolore si respira, c’è solo la voglia di onorare un ragazzo scomparso troppo presto, a soli 31 anni per un problema cardiaco che anche un medico molto esperto faticherebbe a spiegare. Ci sono entrambi i fratelli Della Valle in tribuna, un evento che di solito porta ai fischi di quasi tutto lo stadio, eppure il “Franchi” non solo non fischia, ma si lascia andare ad un applauso intenso.

C’è Simeone che intorno al ventesimo si mangia due gol in pochi minuti, ma non ci sono urla di rimprovero. Poi il gol avviene al venticinquesimo, realizzato dall’uomo che (almeno sino a fine stagione) ricoprirà il vuoto lasciato dal suo capitano, dall’uomo che porta sulla schiena le stesse sue cifre, invertite. Il pubblico quasi non esulta, ancora non è il momento per tornare del tutto alla normalità. Un colpo di testa avvenuto con uno stacco imperioso, come se qualcuno lo avesse trascinato con sé nella propria elevazione, all’ora 13 con la firma dell’uomo che ha le stesse cifre della maglia di chi non c’è più e che tra l’altro è il numero della sua età. Il destino ci vede sempre bene, anche stavolta. 

Il resto del match regala poco e nulla: un palo del Benevento nel secondo tempo è l’unico episodio da sottolineare due volte insieme al tiro di Badelj respinto anch’esso dal legno, con Benassi che poi spreca il tap-in. Non è una partita che si racconta come le altre, “si vive e basta: non conta se il pallone si muove da una parte all’altra”, aggiunge Guetta. Alla fine i giocatori si accasciano al suolo, come se avessero fatto tre tempi supplementari. Badelj, che porterà la fascia almeno sino a maggio, si lascia andare in un pianto senza fine, coi compagni che a sua volta non riescono a trattenersi. Poco importa se la Viola ha trovato il secondo successo di fila in casa, poco importa se il Benevento ha ormai un piede e mezzo in Serie B. Almeno per una volta il risultato e le sue conseguenze passano in secondo piano. 

A Firenze, domenica 11 marzo 2018, che si sia giocata Fiorentina – Benevento è quasi un dettaglio: a contare era il ricordo di un uomo che non c’è più. Un ricordo che al 13' minuto si è fatto così forte che il gioco si è interrotto, mentre la Fiesole omaggiava il suo Capitano con una coreografia meravigliosa. Era a rischio per il maltempo, ma la pioggia ha voluto aspettare che Hugo segnasse e salutasse come un militare la maglia del proprio compagno che almeno in forma corporea con lui non giocherà più. Solo corporalmente, perché la sua anima dal "Franchi" non mancherà mai più. 

Fonte: l'autore Edoardo Gori

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1 COMMENTI

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  1. The Edgo - 5 mesi

    Parole di David Guetta tratte dall’articolo su “Il Corriere Fiorentino” del 12 marzo 2018.

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