Warriors e Bulls: anche gli dei sono odiati

Quintetto e giocatori unicamente all-star, Curry e compagni accusati di rovinare l'Nba. Come Jordan e il secondo three-peat di Chicago

di Luigi Sgnaolin
Luigi Sgnaolin
(3 articoli pubblicati)
CLEVELAND OH - JUNE 08 Stephen Curry 30

In quel di Oakland  le cose non possono che andare bene. Le Nba finals si sono chiuse da un mese circa, i Golden State Warriors hanno schiantato con un netto 4-0 i Cleveland Cavaliers di Lebron James mettendo in bacheca il sesto titolo Nba, il terzo negli ultimi 4 anni. Kevin Durant come l'anno precedente è stato insignito del titolo di Mvp delle finals e dulcis in fundo, lo scorso 3 luglio  la dirigenza dei californiani ha annunciato l'ingaggio di DeMarcus  Cousins dai New Orleans Pelicans con un contratto annuale da 5.3 milioni di dollari. Per il bizzoso centro ex Sacramento Kings è l'occasione della vita, quella da non lasciarsi sfuggire per mettere al dito il primo anello della sua carriera anche se sarà costretto a saltare i primi mesi della prossima regular season per via della rottura totale del tendine sinistro rimediata lo scorso gennaio nella sfida tra i Pelicans e gli Houston Rockets. Tutti felici quindi? Niente affatto, i sostenitori delle altre squadre della lega e gli "haters" stanno cominciando a mugugnare vedendo che le proprie squadre stanno raccogliendo le briciole che provengono dalla baia di San Francisco. In loro soccorso nelle vesti di "pompiere" ecco il Commissioner  Nba Adam Silver che ha cercato in parte di placare gli animi: "Non penso sia necessariamente un male di per sè che gli Warriors siano così dominanti. Ci sono cambiamenti che possiamo fare al sistema e penso che creeremo più competitività e opportunitàGli Warriors, nei limiti di questa questione, dovrebbero fare tutto il possibile per accrescere il loro predominio, vogliamo che ogni squadra competa in tutti i modi possibili nel rispetto delle regole. Se poi avrà senso apporteremo modifiche a queste regole.

Prontissima è arrivata la risposta piccata dell'uomo simbolo della squadra della baia, Steph Curry: " Continuo a sentir dire che staremmo rovinando la NBA. Credo sia la frase più idiota di sempre. Noi, in realtà, cerchiamo sempre di migliorare e di fare in modo di spingere in avanti il movimento. Se ci accontentassimo di rimanere stagnanti non faremmo il nostro interesse. Come le altre squadre cercano di colmare il gap, noi cerchiamo di ampliarlo: si tratta di dare il massimo, di crescere e non accontentarsi mai."  Parole e situazioni di pari passo a quelle della stagione 1995-96. Il Goat (Greatest of All Time) , il più grande giocatore di tutti tempi visto su un parquet ha da pochi mesi annunciato il suo ritorno al basket dopo un "esilio"di un anno e mezzo nel baseball per motivi personali e motivazionali ed è pronto a recuperare tutto il tempo perso per continuare la sua dinastia con la palla a spicchi nella città del vento : his airness Michael Jordan e i suoi Chicago Bulls.

In quella stagione i Bulls oltre al titolo raggiungo quello che nessun'altra squadra nella storia della Nba ha saputo fare: sono i primi  a superare la soglia delle 70 vittorie nella regular season, vincendo ben 72 partite su 82, record durato per 20 anni quando proprio Golden State ha infranto il record con 73 vittorie e 9 sconfitte pur con l'aggravante di aver perso le Finals contro Cleveland.  Nasce cosi a detta di tutti la più forte squadra nella storia Nba; il più grande di tutti (Jordan) e una sfilza di campioni (Pippen, Rodman, Kukoč , Harper)i che scatena un fenomeno mediatico senza precedenti.  L'allora  Commissioner David Stern è sempre più preoccupato che qualche suo membro catalizzi troppa attenzione rispetto al contesto generale, nulla servono gli altri grandi campioni della lega come Barkley, Olajuwon , Ewing.  Fu così che una delle più importanti leghe professionistiche americane finì nell'ombra rispetto a una sua parte: i Chicago Bulls 22 anni fà, Golden State ora. L' arma in più degli "haters" è sempre la stessa, ovvero sua maestà Lebron James pronto all'ennesima impresa sportiva della carriera in quel di Los Angeles sponda Lakers per far issare agli inservienti giallo viola il diciassettesimo banner sul soffitto dello Staples Center.

Chicago Bulls
Fonte: l'autore Luigi Sgnaolin

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