Steph Curry e il suo tiro: la rivoluzione del XXI secolo

La storia del prodotto di Davidson, figlio di Dell Curry, e di come ha rivoluzionato il gioco del basket

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(48 articoli pubblicati)
Golden State Warriors v Minnesota Timber

"Curry è inumano!", "Curry è certamente un alieno", "Steph Curry è il migliore tiratore da tre della storia". Tweet che certificano la grandezza di un cestista, attestati di qualità che ormai tutti gli riconoscono, dagli esperti del settore agli appassionati. Steph Curry sembra esserne contento anche perché in queste Finals sta producendo numeri mostruosi (31 punti, 8.5 assist e 6.5 rimbalzi di media) che potrebbero permettergli di accaparrarsi il primo "Finals MVP" della sua carriera, dato che nei due titoli che ha vinto i premiati erano sempre stati suoi compagni, Igoudala e Durant per l'esattezza. 

La storia del fenomeno NBA degli ultimi 3 anni parte da Akron (Ohio) il 14 agosto 1988, e come per coincidenza è nato nello stesso ospedale dove quattro anni prima era stato dato alla luce un'altra futura leggenda del gioco, Lebron Raymon James. Nonostante sia nato in Ohio, Stephen trascorre la sua infanzia a Charlotte, dove il padre Dell giocava per gli Hornets nel ruolo da guardia. Dopo una breve parentesi a Toronto, dove il genitore gioca prima del ritiro, la squadra ritorna in North Carolina, ed è qui che il ragazzo frequenta la Charlotte Christian School, prima di essere chiamato da Davidson College, inseguito dall'università dall'età di 16 anni. 

Tre sono gli anni che Curry passa all'università prima di dichiararsi eleggibile al Draft, e sono tre stagioni in cui il giovane inizia a mostrare i suoi numeri. Le partite totali sono alla fine 104, dove l'attuale numero 30 di Golden State mette a referto 25.3 punti, 3.7 assist e 4.5 rimbalzi di media, chiudendo l'ultima annata con 28.6 punti, 5.6 assist e 4.4 rimbalzi di media, numeri che gli permettono di vincere il titolo di capocannoniere di stagione in NCAA. 

Il salto di qualità è l'anno successivo, quando diventa la settima scelta del Draft, chiamato dai Golden State Warriors, che gli offrono un contratto da $12.7 milioni all'anno. Conclude il primo anno con quasi 20 punti di media, arrivando secondo nella classifica di "Rookie Of The Year", mentre due anni più tardi si aggiudica la "Skill Challenge" durante l'All Star Weekend di Los Angeles.  

Il triennio 2012-14 è decisamente particolare in quanto è marchiato dai continui infortuni soprattutto nella prima stagione, dove due operazioni, una alla caviglia destra e una al tendine del piede destro lo costringono a poter scendere in campo solo 26 volte su 82 disponibili. L'anno dopo firma un'estensione con gli Warriors per $44 milioni in quattro anni, trascinando assieme a Klay Thompson la squadra alla post-season, dove il team di Oakland elimina Denver al primo turno, salvo poi essere sconfitta 4-2 dai San Antonio Spurs nelle "WSC" (Western Conference Semifinals). La stagione 2013-14 vede Curry superare Jason Richardson come migliore "scorer" da tre punti della franchigia, e portare ancora una volta Golden State ai playoff con un sesto posto finale. Ciononostante, gli Warriors vengono battuti dai Los Angeles Clippers al primo round con il punteggio di 4-3. 

L'anno dopo, quando Steve Kerr diviene head coach, Golden State cambia musica, aumentando il ritmo di gioco e lasciando più spazio ai tiri letali del suo numero 30. I risultati si vedono fin da subito, dato che Steph vince premi su premi nei successivi tre anni, tra cui due MVP consecutivi (2015 e 2016, quest'ultimo vinto con la totalità dei voti), due titoli NBA e altri riconoscimenti

La sua è una vera rivoluzione del tiro da tre, perché nessuno aveva mai tirato come lui fa. La sua gamma di tiri è praticamente illimitata, dato che può segnare mentre è in caduta, quando è raddoppiato, da 3 metri dietro la linea. Testimonial di Under Armour, con la quale ha rinnovato fino al 2024, rockstar di una lega globale, amico e compagno di golf di Obama, impegnato nella ricerca contro la malaria. 

Gli atleti non sono solo soldi e belle auto. I veri campioni di ogni sport si impegnano anche nel sociale. E Stephen Wardell Curry II, senza ombra di dubbio, è uno di loro. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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