NBA, in Texas abbiamo un problema. Ma a San Antonio e non a Houston

Per la prima volta da 20 anni a questa parte, gli Spurs rischiano di non qualificarsi ai playoff. Basterà il rientrante Leonard per dare la scossa?

di Carlo Forciniti
Carlo Forciniti
(23 articoli pubblicati)
San Antonio Spurs v Alba Berlin - NBA Gl

SAN ANTONIO (Texas) - A 306 chilometri di distanza da Houston, c’è un problema non da poco e che potrebbe rivelarsi di dimensioni epocali. Perché dopo 4 lustri, 5 titoli NBA in bacheca ed una presenza continua in post season, gli Spurs 2017/2018 rischiano concretamente di rimanere fuori dalle magnifiche 8 della Western Conference. 

A San Antonio, le cose si stanno mettendo male. E non è un’esagerazione. Dopo il netto k.o. di stanotte  maturato proprio a Houston, i nero argento sono scivolati al decimo posto ad Ovest pur se hanno lo stesso record (37-30) degli Utah Jazz, ottavi, e dei Denver Nuggets, noni. Se c’è una cosa che Parker e soci non sono abituati a fare, però, è quella di far dipendere la loro sorte non solo dalle proprie prestazioni ma anche da ciò che succede in giro per la lega: tradotto, dai risultati delle altre concorrenti in piena lotta per i playoff.

Correva l’anno di (relativa) grazia 1996-1997 quando gli Spurs, a questo punto della stagione, si trovavano in acque così agitate. Serve una scossa ma il calendario e la situazione legata agli infortuni non aiuta. Anzi.

THE BEST OF THE WEST Se è vero che da qui alla fine della regular season, San Antonio giocherà 10 delle restanti 15 partite in casa di cui 6 in fila, è anche vero che la formazione di coach Gregg Popovich spesso e volentieri si troverà di fronte la crème de la crème della NBA oppure squadre in piena corsa per la post season. Tra le 6 gare consecutive che gli Spurs giocheranno all’AT&T Center, solo una appare dall’esito scontato. La prima in assoluto, quella contro gli Orlando Magic. Poi, San Antonio affilerà le armi contro  i New Orleans Pelicans, i Minnesota Timberwolwes, i Golden State Warriors, gli Washington Wizards e gli Utah Jazz, prima di volare a Milwaukee prima per sfidare i Bucks e a Washington poi per la rivincita contro i già citati Wizards. Il marzo bollente degli “speroni” si chiuderà con il match casalingo contro gli Oklahoma City Thunder. Se fossimo in Italia sintetizzeremmo il tutto con uno scontato “da qui alla fine ci aspettano solo delle finali”. Solo che ad aprile, altro che dolce dormire, perché la faccenda all’ombra dell’Alamo si farà ancora più complicata. Molto dipenderà ovviamente da come e se San Antonio saprà uscire dalle sabbie mobili marzoline ma dal primo aprile fino al 14, gli Spurs giocheranno soltanto un match sulla carta abbordabile, quella in trasferta contro i Sacramento Kings. Le altre sfide, quelle contro Houston, Clippers, Lakers, Portland e New Orleans presentano livelli di difficoltà a dir poco elevati.

KAWHI TIRALI FUORI DAI GUAI Come in tutte le storie americane che si rispettano, il “salvatore della Patria”, o meglio della Spurs Nation, ci sarebbe. Di nome fa Kawhi e di cognome Leonard. Il go to guy dei nero argento, però, quest’anno non ha do fatto mai potuto dare il proprio contributo per un problema non meglio specificato al quadricipite della gamba destra. Il rientro in campo della stella dei nero argento sembrava alle porte e fissato per giovedì contro i Pelicans. Nelle ultime ore, però, Gregg Popovich non ha confermato le indiscrezioni di cui sopra, sottolineando invece come verrà presa una decisione in merito solo dopo un incontro tra i diretti interessati. La sensazione è che nonostante il consueto grande lavoro svolto dal coaching staff texano nel rendere migliore il cast di supporto rappresentato dai vari Murray, Forbes, Paul, Bertans e compagnia, serva il miglior Leonard per svoltare davvero. Aldridge da solo non basta, anche perché il contachilometri dei Gasol, dei Ginobili e dei Parker è quello che è. A 306 chilometri da distanza da Houston, all’ombra dell'Alamo si aspetta e si spera nel ritorno di Kawhi per tirare gli Spurs fuori dai guai. Per evitare la mancata ed epocale qualificazione ai playoff dopo lustri di dominio che hanno fruttato 5 titoli in NBA.

Fonte: l'autore Carlo Forciniti

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