Massimo Lopes Pegna:”Kobe Bryant, campione di intelligenza”.

"Ero così scontento del mio lavoro che decisi di partire per gli Usa". Cominciò così la seconda vita Massimo Lopes Pegna, per anni corrispondente per la Rosea

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(120 articoli pubblicati)
Muhammad Ali e Lopes Pegnas

A 27 anni viveva in una delle più belle città al mondo, Firenze, e aveva un lavoro "sicuro" come si diceva un tempo, in una grossa compagnia assicurativa italiana. ."Ero talmente scontento del mio lavoro che decisi di partire per gli Stati Uniti". Lì ha cominciato a studiare l'inglese, mantenendosi con dei lavoretti saltuari, dapprima in Colorado poi a New York, dove trovò un lavoro stabile presso una emittente radio in lingua italiana, "Radio 1 New York". Da qui prende il via la seconda vita di Massimo Lopes Pegna, prestigiosa firma della Gazzetta dello sport, per molti anni corrispondente dagli Usa.

Allora Massimo, era a New York e lavorava in radio, poi cosa accadde?

Grazie a un amico, Marco Montanari, che lavorava per il "Guerin Sportivo" iniziai a fare le prime corrispondenze dagli Usa. In seguito ebbi l'occasione di intervistare Rino Tommasi, al quale chiesi al quale testata potesse servire un corrispondente. Cominciai così, da collaboratore esterno. Poi nel giro di poco tempo furono assegnati agli Stati Uniti i Mondiali di calcio del 1994, nonché le Olimpiadi del 1996. Ciò mi permise di essere assunto in Gazzetta nel febbraio 1991. Nella vita ci vuole anche un po' di fortuna.

Quali sono le tre partite a cui ha assistito che considera indimenticabili?

Il mio primo Super Bowl, nel 1989 tra San Francisco e Cincinnati, in una Miami decadente, molto diversa da quella odierna. Poi l'All Star Game del 1992 a cui prese parte Magic Johnson, nonostante si fosse ritirato per positività all'HIV. Infine citerei una partita che ho potuto vedere solo in tv purtroppo, ovvero gara 6 della finale NBA del 1998 tra i Chicago Bulls e Utah Jazz, canestro decisivo di Michael Jordan a 5 secondi dal temine.

Quali erano le sue squadre del cuore?

Nel basket assolutamente il mio cuore batte per i New York Knicks, in più simpatizzo per i Brooklyn Nets. In modo più tiepido ho seguito anche gli Yenkee, per quanto riguarda il baseball, mentre nel football tifo per i Denver Broncos.

Qualche mese fa è scomparso Kobe Bryant, che ricordi conserva di lui?

Non posso dire che ci fosse un rapporto di amicizia tra di noi, comunque ci conoscevamo e parlavamo insieme in italiano. Non era solo un campione ma un uomo molto intelligente. Il talento non basta per diventare campioni nello sport, se non hai doti umane e caratteriali non sfondi.

Chi si rammarica di non essere riuscito ad intervistare, durante la sua permanenza negli States?

Senza dubbio Tiger Woods.

Chi sarà la prossima stella della NBA?

La prossima stella c'è già, è Giannis Antetokounmpo. A seguire Luka Doncic.

Dopo tanti anni da corrispondente per il quotidiano, oggi si occupa del sito web di Gazzetta. Si dice che la carta stampata sia morta, ma non crede che siti internet e carta stampata si rivolgano a un pubblico differente?

Credo che la strada da seguire sia quella intrapresa ormai da alcuni anni dal New York Times. Le notizie vengono pubblicate e aggiornate in tempo reale sul sito web, mentre il quotidiano che viene stampato il giorno successivo si occupa prevalentemente di interviste, approfondimenti e reportage. Il Coronavirus è una tragedia, ma a livello editoriale era una occasione per iniziare questa transizione.

Cosa rappresenta per lei New York?

È il secondo capitolo della mia vita, mi sono trovato bene e le devo molto anche se poi non l'ho amata così tanto. Non ho mai voluto far parte del tessuto sociale di New York, né degli Stati Uniti. Comunque ci sono tornato e ci tornerò, ma era arrivato il momento di tornare, aveva esaurito il suo scopo.

Ha mai pensato di scrivere un libro?

Si certo, non l'ho ancora tirato fuori dal cassetto, ma prima o poi da lì uscirà. Me lo devo.

Secondo lei è terminato il campionato di calcio?

È una domanda che non ha risposta attualmente. Spero che si possa ricominciare, vorrebbe dire che ci siamo buttati alle spalle questo periodo orribile, ma non potremo dimenticare facilmente le migliaia di persone cadute.

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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