Lebron James, l’ambizione del semidio

Tra ascesa e caduta, tra vittorie e sconfitte, il percorso di un uomo che volle farsi immortale

di Giacomo Tridenti
Giacomo Tridenti
(1 articoli pubblicati)
Lebron James

 L'Odissea cestistica e umana

Si dice che l'immortalità vada conquistata a forza di imprese uniche e disumane. Si dice che le leggende vadano a costituire il mito. Si dice che i semidei siano soli per la loro natura distinta dagli altri. Il semidio nasce con qualità che gli permetteranno di avere una grande forza, di acquisire notevoli poteri, di varcare la soglia tra il mondo dei vivi e dei morti con rimpatrio sicuro. Lebron James è il semidio del basket odierno. Ma manca ancora qualcosa perchè raggiunga il suo posto nell'Olimpo, tra dei che altrettanto hanno dovuto soffrire per arrivarci. Parliamo di Bill Russell, Larry Bird, Magic Johnson e ovviamente il padre di tutti gli dei Michael Jordan che porge la mano a suo "figlio" Kobe Bryant cosi speculari ma la rifiuta all'altro suo "figlio" Lebron. Perchè? I motivi sono tanti, e viaggiano tra oggettivi e soggettivi, sta di fatto che ha contro gli sfavori di gran parte dell'Olimpo, ma questo si traduce in paura. La paura verso ciò che è inarrestabile, verso l'ambizione terrena con destinazione divina di un uomo che sta riscrivendo interi libri sul basket. Ma semidio significa essere metà uomo e metà dio, e Lebron tiene ancora tratti umani, vizi e virtù che lo hanno portato ad avvicinarsi alle nuvole per poi precipitare e rialzarsi, affrontando l'ennesima fatica, l'ennesima critica, l'ennesima sconfitta, tutto in preparazione della gloria che gli spetta. Si ricorda ancora la trade che lo portò lontano dal suo popolo verso la soleggiata Florida, Miami, quattro anni, quattro finali, due anelli. Si fece re per diritto divino e gli scalini per raggiungere l'Olimpo non sembravano cosi ripidi ai tempi. E poi il ritorno, tra scetticismo e sdegno ma anche con l'accettazione di riabbracciare il figlio allontanatosi troppo da casa. Il popolo è padre e madre. Appariva come una piccola Odissea con tutti gli ostacoli del caso. 

«Narrami, o musa, dell'eroe multiforme, che tanto
vagò, dopo che distrusse la Rocca sacra di Troia:
di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri,
molti dolori patì sul mare nell'animo suo,
per riacquistare a sé la vita...»

Come back home

Il suo ritorno riecheggiò alle orecchie di chi lo guardava dall'alto in basso e risate si protraevano fino a notte lungo le sale arricchite di trofei e anelli. Ma la virtù umana sta nell'umiltà che contrastata dall'incommensurabile carisma, si tradusse in speranza, la speranza di una intera città che da troppo aspettava. E la fatica nel 2016 si concluse , gara dopo gara, tra lacrime e gioie con la consapevolezza della propria forza, del proprio destino. Il destino di un semidio. Ma nel cuore umano con corpo divino, si annida a volte il buio, l'arroganza e l'ossessione di voler spodestare chi prima di te si tramutò in Dio. Qualsiasi scelta faccia Lebron per il suo futuro non cambierà ciò che è, ma non deve dimenticare che l'orgoglio verso la propria grandezza precede la caduta.

Fonte: l'autore Giacomo Tridenti

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