Golden State Warriors: chiamatela pure dinastia

I ragazzi di coach Kerr sono riusciti in due grandi imprese: entrare nella storia e ridefinire il concetto di leadership

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(48 articoli pubblicati)
GSW

Una casa da $100.000 è diventata il focolare attorno al quale è progetto di dominio più ambizioso degli ultimi 20 anni, targato Golden State Warriors. Nel 2016, per dieci giorni, è stato il luogo prescelto  da Kevin Durant per prendere la decisione più importante della sua carriera. Due semplici ore di colloquio  hanno creato uno dei team più forti di sempre. Perché dopo tre titoli in quattro anni, gli Warriors sono riusciti in due grandi imprese: entrare nella storia e ridefinire il concetto di leadership. 

Nella Hall of Fame del basket

Russell contro West, Magic contro Bird, Jordan contro Stockton. Tre scontri epici tra giocatori di primissimo livello, tre battaglie tra squadre di altissimo livello, che rimarranno per sempre scolpiti nella memoria degli appassionati. Poi sono arrivati gli Warriors, con il loro concetto di small ballche sacrifica i lunghi e la forza fisica per affidarsi alla velocità e all'esplosività dall'arco dei tre punti. Per due stagioni, 2014-15 e 2015-16, la sfida tra Golden State e Cleveland è stata equilibrata, dato che il talento di Curry e Thompson riusciva a bilnciare quello di Irving e Lebron. Con l'arrivo due anni fa di Durant, la musica è decisamente cambiata: troppa potenza di fuoco, troppe frecce per un arco già mortale di suo. Due titoli consecutivi, un dominio senza precedenti, capace di sconfiggere anche le squadre costruite per affondarli (vedasi Houston). Cleveland ne ha pagato ampiamente le spese sia il primo anno, nonostante potesse ancora contare su un fenomeno come Kyrie Irving, ma soprattutto il secondo, quando è arrivata alle Finals con una squadra abbastanza pietosa ma trascinata con la forza da un Lebron stratosferico. Anche lui però alla fine si è dovuto inchinare davanti ad un 4-0:  ora come ora le ipotesi che rimanga a Cleveland sono ridotte quasi al minimo. 

Golden State invece si gode il momento, anche perché si è ormai creato un sistema di devozione tale da convincere i giocatori, come Durant, a ridursi lo stipendio per mantenere saldi gli equilibri di squadra. Tutto questo anche grazie a un coach fantastico, che si fida talmente tanto dei suoi ragazzi da permettere loro l'autogestione. Un uomo fragile, con una schiena distrutta, ma ciononostante una delle persone più vincenti della lega, tanto da giocatore quanto da allenatore. 8 titoli in bacheca sono lì a dimostrarlo. 

Meglio senza leader

L'altro concetto che gli Warriors hanno rivoluzionato è il concetto di leadership. Tutte le grandi dinastie NBA hanno avuto un grande capo supremo, un uomo che aveva quel quid in più tale da risultare un gradino sopra gli altri. Lo è stato Jordan per i Bulls, Kobe per i Lakers, Bird per i Celtics. Golden State ha voluto invertire la tendenza, preferendo il gruppo al leader, il collettivo al one man show. Steph Curry sarà pure l'uomo franchigia, quello che associamo al team della Baia se qualcuno ci pone questo quesito, ma in realtà quando si passa al campo la situazione cambia del tutto. Non c'è infatti, tra gli Splash Brothers e KD, un giocatore a cui affidarsi nelle situazioni complicate, su cui scaricare il peso dell'ultimo tiro. La qualità di questi tre è talmente alta da permettere a Kerr di avere ampia scelta. Non è questione di raddoppi o tempo a disposizione, bensì di spazio libero. Quello che ne ha di più si prende la responsabilità, anche perché sulla freddezza e sulla qualità del rilascio dubbi ce ne sono veramente pochi. 

I Golden State Warriors sono un team che difficilmente verrà scordato negli anni a venire. Il modo in cui hanno costruito la loro leggenda, la qualità del loro roster, la rivoluzione che hanno imposto con la forza delle vittorie, il loro dominio incontrastato, sono tutti fattori che contribuiranno ad alimentare la loro legacy. Chissà se tra cinquant'anni ci ricorderemo degli "Hamptons Five" e di una squadra spaziale data alla luce in 690 metri quadrati di spazio. Nel frattempo godiamoci lo spettacolo.

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

DI' LA TUA

0
0 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.