Come Cousins ha reso gli Warriors (quasi) imbattibili

L'arrivo di Cousins nella Baia ha due conseguenze: da a Kerr un centro di grandissimo livello e aumenta ancora di più il divario con il resto della lega.

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(48 articoli pubblicati)
GSW Cousins

Due giorni sono bastati all'NBA per fare la Rivoluzione, meno di quanti ne siano serviti ai patriottici italiani o al popolo parigino per ottenere la testa del Re. E qui il collegamento è d'obbligo, perché il Re di Akron Lebron James ha firmato ieri un contratto di 4 anni che lo legherà ai Los Angeles Lakers. Mentre la città californiana era in festa, gli Warriors stavano scoprendo le carte utili per far atterrare un altro All-Star nella Baia di Oakland. Stamattina è arrivata anche in Italia la notizia che in effetti Golden State ha messo sotto contratto il free agent più ambito dopo LBJ, Demarcus Cousins, per un anno a $5.3 milioni. L'arrivo del centro ex Pelicans scombina molte, se non tutte le ambizioni da titolo delle varie Houston, Boston e Los Angeles, rendendo gli Warriors (quasi) imbattibili, portando con sé due conseguenze: Kerr avrà finalmente il "5" che gli mancava, mentre la lega assisterà all'aumento del divario tra GSW e gli altri come mai era accaduto prima. 

Altro che Pachulia e Bogut

Da quando Steve Kerr è diventato head coach di Golden State, ossia dal 2014, la rivoluzione del gioco di cui è l'artefice si basa su un semplice concetto: small ball, uno stile che sacrifica il fisico e i muscoli del centro tradizionale per un basket molto rapido e parecchio improntato sul tiro da tre. Se ci basiamo su questa elementare spiegazione capiamo come mai Curry e Thompson si siano trovati a meraviglia con un sistema di questo genere, che gli permetteva di sfruttare al massimo le loro abilità stratosferiche dalla linea dei tre punti. L'arrivo di Durant, un giocatore forte su entrambi i fronti, non ha scombussolato poi tanto il progetto, come dimostrano i due titoli in due anni, ma l'anello debole di questo superteam sembrava sempre essere la mancanza di un centro al livello degli altri quattro All-Star presenti sul parquet. L'arrivo di Cousins risolve questi problemi, dato che prima dell' infortunio al tendine d'Achille che l'ha costretto a star fuori dalla fine di gennaio fino a dicembre-gennaio della prossima stagione l'ex stella dei Pelicans viaggiava a 25.2 punti, 12.9 rimbalzi e 5.4 assist di media a partita, numeri semplicemente stratosferici, che ci restituiscono l'immagine di un giocatore completo, sia in difesa che in attacco. Cosuins avrà tutto il tempo di integrarsi in un sistema oliato e già consolidato dalla gloria dei trofei vinti, e potrà essere al 100% in vista dei primi playoff che si troverà a disputare nella sua carriera. L'ex compagno di Anthony Davis ha scelto la Baia perché è affamato di vittorie e, dopo anni passati nell'ombra tra Sacramento e New Orleans, ha voluto firmare con la squadra capace di dargli più chance di ottenere ciò che vuole. 

La concorrenza, questa sconosciuta

L'arrivo di DMC alla corte di Steve Kerr è una devastante mazzata alla concorrenza della lega. Avere un quintetto titolare con cinque giocatori d'élite è qualcosa che probabilmente l'NBA non aveva mai visto nel corso della sua lunga storia, che va avanti da 72 anni. Nemmeno i Chicago Bulls 1995-96, quelli del record di 72 vittorie guidati dal trio Jordan-Pippen-Rodman, potevano contare su 5 giocatori di così alto livello, e neanche i Lakers di Kobe e Shaq, capaci di vincere tre titoli di fila. Se già l'arrivo di Lebron in California aveva aumentato il livello di disomogeneità tra le Conference più che mai, quello di Cousins a Golden State non fa che allargare ancor di più questo enorme gap. 

Tutto ciò cosa significa? Significa che gli Warriors si sono presi senza nemmeno troppo sforzo quella di fetta di chance che rimaneva alle contendenti e l'hanno fatta loro. La competitività della lega più famosa del mondo è in gioco. Ora tocca alle altre darsi da fare per evitare che la stagione in arrivo diventi la solita passeggiata a tinte gialloblu. Il destino dell'NBA è unicamente nelle loro mani. 

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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