Volley, verso Torino la miglior certezza è la sconfitta con la Russia

Arriviamo alla Final Six con una buon sorteggio, ma anche con maggiore fiducia nei mezzi a disposizione e la consapevolezza di potersela giocare con tutti

di Marco Michelli
Marco Michelli
(51 articoli pubblicati)
il gruppo azzurro festeggia a centrocamp

Dopo Roma e Firenze si chiude anche la gloriosa parentesi meneghina. Finora il cammino degli azzurri è stato costellato da importanti vittorie, un grande seguito di pubblico e, soprattutto, una iniezione di fiducia impressionante. E questo stimolo a far bene, paradossalmente, non lo hanno regalato tanto i 7 successi raccolti, ma l’unica sconfitta subita, quella con la Russia.

Avete osservato gli occhi feroci di Zaytsev? E quello sguardo perso in lontananza ma carico di concentrazione di Osmany mentre si liscia il pizzetto? Istantanee che ci raccontano la personalità degli azzurri, mai domi nonostante le difficoltà. Sì, perché la corazzata Russia in fase di pronostici premondiali ci avrebbe dovuto distruggere, grazie ad una forza fisica impressionante e una velocità di esecuzione che avrebbero dovuto mettere in difficoltà le fondamenta stesse del nostro sistema di gioco. E invece nello scontro diretto Volkov e compagni ci hanno trovato sempre lì, punto su punto, a contendere una vittoria che valeva ben più per loro che per noi, anche in chiave primato del girone. 

Ma è proprio nei piccoli momenti che si è potuta constatare la valenza dei ragazzi di Blegini: Giannelli che, simpaticamente, invitava il capitano a sciacquarsi la bocca, reo di aver contestato la chiamata del challenge di Juantorena su una battuta russa fuori di centimetri; la tranquillità di un Colaci che, capitano in pectore, dispensa fiducia anche laddove, per la prima volta, a trovato un suo pari (Verbov) dall’altra parte della rete in forma smagliante. Il nostro fare squadra, raggruppandoci a centro campo, stimolandoci dopo un punto perso, invocando a gesti e voce  il sostegno di un pubblico carico a mille.  

Questa è l’Italia che ha perso al tie break. Questa è la nazionale che a Torino arriva con il piglio giusto e che, peraltro con l'Olanda è persino riuscita a saggiare la valenza di una panchina capace di mostrare sinergie e caparbietà insospettate.

Occhio però, la Final Six non sarà una passeggiata. In tanti hanno esaltato la buona sorte nel sorteggio - che ci ha consentito di evitare la ripetizione del match contro i ragazzi allenati da Shliapnikov e dal suo assistente italiano Busato - ma anche un calendario, “fatto in casa” (e che tanto ci ha aiutato…) che ci permette di scansare anche il Brasile fino forse alle semifinali, se non addirittura, all’eventuale finale. 

Ci si palesano davanti avversari tosti e temibili che, in qualche modo, sono capaci di colpire quello che finora è sembrato il nostro principale punto debole, vale a dire la difficoltà di giocare la palla vicino rete. Questo significa avere una battuta molto efficace, in grado di farci fare una ricezione difficile e obbligare il secondo tocco ad oltre i due metri dalla linea divisoria dei campi, cosa che rende improbabile il primo tempo e aiuta il muro avversario a compattarsi più facilmente verso le opzioni rimaste. 

La Serbia guidata da quel volpone di Nikola Grbic e, anche in modo più efficace, la Polonia - che proprio alla Serbia ha rifilato un perentorio 3-0 - questo gioco a forzare e sporcare le palle avversarie lo sanno fare e bene.

Ma di fronte ci sarà un'Italia che non può aver paura più di alcuno. E che, se saprà far valere i propri mezzi e, persino pescare dalla panchina quei cambi redditizi che ben si sono fatti valere, può ambire ad un posto tra le prime quattro il quale, partita dopo partita, diventa sempre più palpabile e affascinante.

"Da Roma tutte le strade portano a Torino", è da sempre il mantra di Zaytsev. A Torino adesso ci siamo e vogliamo restarci almeno fino al 29 settembre.

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Fonte: l'autore Marco Michelli

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3 COMMENTI

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  1. ah.chebbi - 2 anni

    La sconfitta con la Russia, come ho scritto in un mio articolo, è forse arrivata al momento giusto. Infatti oltre a non aver compromesso niente ci ha consentito di fare un confronto ad alto livello ed individuare le piccole sbavature sulle quali lavorare. Inoltre ci consente di tenere alta la concentrazione sapendo che tutto va conquistato.

    1. mwm - 2 anni

      Sono d’accordo con te. Basta che Blegini sia in grado di cogliere i segnali e soprattutto abile a cambiare in corsa laddove ci saranno difficoltà che, a noi, le squadre dell’est hanno sempre dato

  2. mwm - 2 anni

    perdonate gli errori ortografici (soprattutto l’a senza acca) ma, una volta inviato in moderazione, non c’è modo di correggerli…

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