Volley, la Cina non ci voleva. Ora Egonu-Sylla per la finale

Le asiatiche non saranno quelle della prima fase. Servirà la miglior Sylla e una malizia sui punti decisivi che ancora manca a un gruppo che ha già vinto

di Marco Michelli
Marco Michelli
(51 articoli pubblicati)
le ragazze italiane del volley

L’Italia è tra le quattro regine mondiali della pallavolo femminile e adesso ci trasferiamo a Yokohama per giocarci le medaglie. Si tratta di un risultato che va al di là delle aspettative della vigilia per un gruppo che, vista la giovane età media, in questa rassegna iridata doveva fare esperienza ad alto livello ma che mai i pronostici avrebbero accreditato in semifinale. E possiamo giocare con la serenità di chi non ha nulla da perdere davanti a tre grandissime squadre: Serbia e Olanda si sono giocate gli ultimi Europei, la Cina è campione olimpica in carica. Dunque, siamo noi la grande sorpresa della rassegna.

Il morale è alto anche se, dopo dieci vittorie consecutive, contro la Serbia è arrivata la prima sconfitta, per fortuna ininfluente. Comunque, dallo scontro stellare tra le due migliori numero 18 del torneo, da cui uscirà la possibile mvp, vale a dire Boskovic e Egonu, qualche indicazione utile per apportare piccoli ma decisivi miglioramenti è possibile trovarla: infatti, nel voler cercare la perfezione, fondamentale per arrivare in finale, dobbiamo assolutamente mettere a punto un mani e fuori efficace, utile per smistare le palle che nascono da ricezioni difficili o che ci trovano con il muro piazzato davanti. Inoltre, ci servirà fare tesoro di quello che le serbe ci hanno fatto vedere, per tirare fuori quella malizia che è essenziale per portare a casa i punti decisivi, ossia quelli che cambiano l’inerzia delle partite.

Dall'altra parte della rete ritroviamo la Cina e la sensazione è che nella partita per giocarsi in primato nella pool H contro le olandesi, la squadra di Lang Ping abbia cercato di vincere proprio per incontrarci: questo perché, nonostante tutto, restiamo le underdog, ovvero la squadra che fuori pronostico ha sbaragliato il campo. Ciò non toglie, che, in un lotto in cui ormai non ci sono partite semplici, agli occhi degli avversari rimaniamo la formazione meno ostica. 

Loro ci conoscono bene e saremmo pazzi a fare riferimenti con il precedente della prima fase: in quella occasione la nazionale di Mazzanti aveva portato a casa i tre punti, ma entrambe le squadre erano già sicure della qualificazione e, soprattutto, le asiatiche hanno giocato a nascondersi: adesso sono decisamente più determinate e diventano l’ostacolo più duro che potevamo incontrare perché, di contro, l’Olanda è più simile a noi e palesa gli stessi difetti di un gruppo con ampi margini di miglioramento. Lo spauracchio sarà la loro mancina numero 12, quella Li che insieme alla nostra Egonu sta ridisegnando la storia delle traiettorie delle schiacciate, soprattutto quelle in parallelo.

“Dovremo trovare il giusto mix tra tensione e adrenalina per esprimerci al meglio”, ha detto Monica De Gennaro. E per farlo ci serve la miglior Myriam Sylla, giustamente lasciata a riposo da Mazzanti nella partita contro la Serbia. Sarà lei, infatti, l’ago della bilancia capace di far variare il nostro attacco che, altrimenti, rischia di essere troppo dipendente dalla potenza di Paola Egonu che non può farsi carico di tutti i punti, visto che già ne butta giù 30 a partita!

“Sappiamo le cose che dobbiamo fare. Bisogna solo organizzarci per farle al meglio”, suggerisce la nostra alzatrice Ofelia Malinov. Adesso però servirà anche qualcosa in più. Noi che abbiamo seguito il cammino di questa squadra azzurra ci crediamo e puntiamo sulla grande capacità di lettura dei match da parte di Mazzanti che, in questo caso, come in uno degli ultimi time out, direbbe: “Non smettiamo di spingere sul gas”.

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Fonte: l'autore Marco Michelli

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