Volley, avversari validi cercasi

Gli azzurri continuano a vincere ma la sensazione è che sia troppo presto per sognare

di Marco Michelli
Marco Michelli
(51 articoli pubblicati)
time out azzurro

Nel fine settimana sono arrivati 6 punti contro Argentina e Repubblica Dominicana che ci fanno salire in vetta alla classifica e danno indubbiamente morale. Eppure, è necessario mantenere la concentrazione e porre un freno all’entusiasmo che ha contagiato non solo i tifosi del Mandela Forum, ma anche i tanti appassionati che seguono le gesta di Zaytsev e compagni da casa.

“Da Roma, tutte le strade portano a Torino” recita bonariamente il nostro capitano e, certamente fino a Milano, grandi difficoltà non ce ne saranno: già, perché il Mondiale “fatto in casa”, senza nulla togliere alla magnifica organizzazione, potrebbe essere stato eccessivamente magnanimo con i nostri eroi. Troppo.

Perché onestamente la formula ci ha permesso di avere un girone fin troppo abbordabile dove solamente Urnaut e soci, sembrano in grado di testare le nostre ambizioni. Le altre non sono state in grado di impensierirci: Giappone e Dominicana erano decisamente poca cosa, il Belgio l’abbiamo incontrato che ancora aveva l’acido lattico del match precedente e l’Argentina del “nostro” Velasco ci ha dato non poco filo da torcere pur essendo di caratura inferiore. E la stessa Slovenia ci affronta dopo il tour de force di due partite in 24 ore… 

La classifica finora parla chiaramente azzurro. Quattro partite che ci hanno permesso di raccogliere fieno in cascina, buono anzi buonissimo per il prosieguo; ma non evidenziano eventuali punti deboli e storture da correggere in vista di incontri ben più complicati. Dalla seconda fase in poi non ci sarà possibilità di passaggi a vuoto, mentre noi italiani, molto spesso, abbiamo bisogno di sbattere la testa per tirarci su, sportivamente parlando.

“Vietato distrarsi”, predica il nostro allenatore Blegini e non possiamo che dargli ragione. Per questo ci auguriamo che lo staff azzurro pensi a risolvere i campanelli d’allarme che, seppur lievi, potrebbero rivelarsi fatali. Ci permettiamo, da buoni scout di suggerire alcuni elementi su cui lavorare:

1) Panchina. Anche nel match con la Dominicana, Blegini ha deciso di non fare turn over. “Con questa formula non possiamo rischiare di perdere punti per strada” ha detto nel post partita. D’accordo, ma contro una squadra con un solo set all’attivo  mettere in campo il solo Maruotti nel terzo set è sembrata scelta discutibile, soprattutto per farsi un’idea di eventuali alternative e contromosse in casi di difficoltà. Cosa facciamo nella malaugurata ipotesi che le nostre bocche di fuoco, Juantorena e Zaytsev vadano fuori giri? Al momento alternative non ne abbiamo, così come non ci sono opzioni strategiche da posto 2…

2) Muro. Tralasciando il 3-0 con i dominicani, il muro tricolore non si è ancora espresso al meglio. La sensazione è che, specie contro attacchi dei centrali e dell’opposto avversario, i nostri uomini facciano fatica a chiudere gli spazi all’unisono: le mani vanno su ma non sempre in contemporanea. Proporre dei monster block può diventare una delle chiavi di volta delle partite che contano.

3) Difesa. Colaci, capitano in pectore, è uomo ovunque e finora è stato capace di recuperare palloni impossibili. Tuttavia, gli argentini hanno evidenziato le nostre difficoltà quando siamo chiamati a forzare e a sporcare i tocchi. Inoltre, alcune transazioni sembrano poco affidabili e non ben registrate: ad esempio, la difesa del lungolinea scricchiola troppo spesso e quando Osmany è in posto 6 facciamo una fatica tremenda nel servire bene palla a Giannelli. L’argentino Gonzalez l’ha capito e ci ha fatto male; può bastare per rifletterci su.  

I risultati dicono che l’Italia può recitare da protagonista tra le sei regine che arriveranno nel capoluogo piemontese a giocarsi la finale: ma, al momento, le pretendenti al trono sono ancora tante e agguerrite e più di noi stanno avendo modo di rodarsi per oliare meccanismi non ancora a regime.  

Per questo “Dai noi, ragazzi!” e sotto con la Slovenia. Ora necessariamente serve giocare un punto alla volta.

Fonte: l'autore Marco Michelli

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