Violenza nel mondiale kart a Lonato, il motorsport non è per tutti

Rissa tra i piloti Luca Corberi e Paolo Ippoliti. Tra pezzi lanciati in pista e pugni nel parco chiuso, abbiamo compreso che il motorsport merita più rispetto

di Matteo Gaudieri
Matteo Gaudieri
(13 articoli pubblicati)
Luca Corberi

Scene di follia nel giorno della finale mondiale kart a Lonato. Luca Corberi si è reso protagonista di un gesto surreale, lanciando un pezzo della carena del suo go kart in mezzo alla pista nel tentativo di colpire Paolo Ippoliti, pilota colpevole di aver eseguito una manovra pericolosa precedentemente. Il tutto poi è culminato con una rissa a gara conclusa, in cui ha risposto presente anche il padre di Corberi, proprietario del kartodromo di Lonato.

Il motorsport non è nuovo a scene di violenza, basti pensare agli spintoni di Verstappen rifilati a Ocon due anni fa o al comportamento di Mazepin, Borkovic e Ticktum. Le reazioni a caldo permettono all'essere umano di compiere azioni senza lucidità e logica, ma guidate da un'impulsività che, in questi casi, è totalmente negativa.

A mente fredda è semplice chiedere scusa e rendersi conto dei propri errori. Un accenno di rissa viene punito dalla federazione di riferimento, senza infierire ulteriormente sulla carriera del pilota coinvolto. Lo stesso Verstappen se la cavò con due giorni di servizi socialmente utili (partecipò al Programma Internazionale degli Stewards della FIA).

Però anche la violenza, seppur intollerabile, ha i suoi limiti e a Lonato sono stati oltrepassati. Gettare un pezzo di carena in mezzo alla pista per vendetta è quanto di più pericoloso si possa fare, considerando che lo stesso Corberi si trovava in piedi sul cordolo prima di compiere tale gesto, facilmente a tiro degli altri go kart con potenziale investimento accidentale. La bravata è doppia.

Tralasciando che qualcuno, alla fine, è stato colpito lo stesso (seppur non fosse il bersaglio designato dal pilota), nel parco chiuso abbiamo assistito a scene degne dei film di Bud Spencer e Terence HIll: pugni, spintoni e cariche in pieno stile ariete. Scene raccapriccianti che mettono a repentaglio l'immagine dello sport.

L'odio, in questa disciplina, purtroppo esiste. I tifosi, fin troppo passionali e poco ragionevoli, si lasciano andare spesso in commenti o gesti con facili riferimenti a morte o infortuni gravi, non consapevoli che le vite degli insultati sono appese a un filo a velocità impensabili. Pensare che gli stessi piloti possano mettere a repentaglio le vite dei colleghi è uno scenario ancora peggiore: il "tifoso" si può ignorare, un collega no.

Come può tutto questo odio passare dagli spalti alla pista stessa? Come può un pilota tentare di far male a qualcuno in pista sapendo che anche lui corre lo stesso rischio degli altri? Le risposte le sanno solo i diretti interessati. L'unica cosa certa è che il motorsport non è cosa loro: meglio i videogiochi, dove non si fa male nessuno. Compiere questi gesti significa mancare di rispetto a chi sogna di lavorare nel mondo dei motori e, soprattutto, a chi è morto pur di coltivare la propria passione, che sia un pilota o un commissario di percorso.

Luca Corberi e Paolo Ippoliti hanno ricevuto una squalifica dall'evento, che li esclude automaticamente dalla corsa al mondiale per la categoria KZ. Sicuramente ci saranno ulteriori provvedimenti: è il buon senso che lo chiede.

Luca Corberi e Paolo Ippoliti
Fonte: l'autore Matteo Gaudieri

DI' LA TUA

0
0 COMMENTI

Inserisci qui il tuo commento

Gazzetta Fan News

Modifica password

Inserisci la password attuale: Inserisci la nuova password: Conferma la nuova password:

Grazie per il tuo commento!

Il commento sarà pubblicato appena moderato.

Grazie per aver compilato il form

A breve riceverai un feedback dallo staff di Gazzetta Fan News.

Grazie

Hai completato la tua registrazione! Inizia subito a partecipare alla community di GazzaNet

Continua la tua navigazione

Login

RECUPERA PASSWORD

Per recuperare la password inserisci la tua email.



Inserisci la tua nuova password.