US OPEN, il trono è di re Rafa

Il maiorchino conquista il suo 19° slam (-1 da Federer) in una tiratissima finale con Medvedev

di Gianluca Ruffino
Gianluca Ruffino
(5 articoli pubblicati)
Rafael Nadal of Spain poses with the cha

Quando all’inizio del quinto set Medvedev si guadagnava due palle break per il 2 a 0, stavo già pensando al mio titolo per questo articolo: “A New York è nata una stella”. E invece dopo quasi cinque ore di una battaglia vince ancora Rafa Nadal, che aggiunge alla sua bacheca il quarto trofeo a Flushing Meadows, diciannovesimo slam in carriera e adesso tallona Federer (20).

Fin dal primo set il russo fa intendere che non sarà una passeggiata per il campione spagnolo, colpendo al suo solito in maniera per certi versi inusuale ma estremamente efficace e giocandosi la partita punto a punto. Gli scambi sono spesso prolungati e a spuntarla è chi riesce a muovere maggiormente l’avversario. Dopo il break e contro break del terzo e quarto gioco, il break decisivo arriva nel 12esimo gioco quando Nadal, al secondo set point, con un lob beffa Medvedev che manda in rete il tentativo di recupero.
Sulla falsa riga del primo set, anche il secondo vede entrambi i tennisti salvare palle break ma ancora una volta l’esperienza la fa da padrona e Nadal sul 3-2 in suo favore gioca un game solidissimo in risposta, portandolo a casa e mantenendo senza patemi il break per tutto il set, che si chiude 6-3.

A questo punto il pubblico di New York, che fino adesso aveva parteggiato per lo spagnolo, incomincia a sostenere il tennista russo affinchè la partita si allunghi. Ma in cuor loro lo sanno, come si può allungare una partita che Nadal vince 2-0 e di cui è in controllo? E infatti quando anche nel terzo set Medvedev perde la battuta le speranze sembrano esaurite, ma proprio in quel momento cambia qualcosa; Daniil restituisce il break immediatamente per poi strappare il servizio a Nadal con uno splendido rovescio lungo linea e chiudere 7-5. C’è ancora partita.

Il russo si carica e sulle ali dell’entusiasmo vince anche il quarto set, ottenendo il break ancora una volta a fine set: vantaggio Medvedev, Nadal è costretto a servire la seconda per una violazione di tempo (gliene sarà chiamata anche un’altra dall’arbitro che per questo verrà fischiato dal pubblico a fine gara), opta per il serve and volley ma Medvedev lo infila con un passante. 6-4 e due set pari, si va al quinto.

Incredibile ma vero, proprio Medvedev, quello che sembra esserci finito per caso in quel campo per il suo aspetto buffo e per la sua costante espressione monotematica, ha prolungato una finale quasi persa al quinto set. Di certo però se ha disputato 4 finali in meno di due mesi ( vincendo a Cincinnati) non c’è da meravigliarsi. Le potenzialità per essere il nuovo numero uno ci sono tutte, e l’età è dalla sua parte (23 anni).   

L’inizio di quinto set vede il russo ormai in trance agonistica, a cui riesce tutto, e Nadal teso come non mai. L’apice della rimonta sembra materializzarsi sul 1-0 15-40, che porterebbe Medvedev a servire per il 3 a 0. E’ a questo punto che Nadal eroicamente e tirando fuori l’orgoglio e le ultime energie rimaste, salva le palle break, vince il game e strappa il servizio per ben due volte all’avversario per il 5-2. In questa che più che una partita di tennis sembra delle montagne russe, Medvedev torna ad un solo break di svantaggio sul 5-4 e si crea anche l’opportunità del 5-5, ma alla fine lo spagnolo chiude 6-4 gettandosi distrutto a terra a braccia aperte.
A fine partita si sprecano i complimenti tra i due, con Nadal che, in lacrime per la tensione, definisce questa finale una delle più dure della sua carriera.

Forse a New York è (quasi) nata una stella, ma il Re è ancora una volta RAFAEL NADAL.
NADAL-MEDVEDEV 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4        

Nadal in lacrime dopo il titolo agli Us
Fonte: l'autore Gianluca Ruffino

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